Tennis, come funziona davvero il ranking Atp

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Il ranking Atp è in vigore dal 1973. Da allora ha subito qualche modifica, fino a quella del 2009 che è ancora oggi in vigore. Non è un sistema facilissimo da spiegare, ma la sua applicazione è abbastanza semplice. Cercheremo brevemente di spiegarvelo, sperando di essere il più chiari possibile.

Come funziona il ranking Atp

Innanzitutto bisogna dire che nel 2009 oltre alle nuove regole del ranking c’è stata una nuova classificazione dei tornei. Ci sono gli Slam, i 4 tornei principali (Australian Open, Roland Garros, Wimbledon, Us Open), a seguire i 9 Master 1000, 11 gli ATP 500, 40 gli ATP 250, e infine i Challenger e i Futures che possiedono una sotto-distinzione a seconda del montepremi offerto. Queste sono le categorie in ordine d’importanza.

Fonte Wikipedia

Come è possibile vedere dalla tabella ogni torneo attribuisce diversi punti in base al risultato ottenuto. Ora il ranking Atp viene stilato sui risultati ottenuti nelle ultime 52 settimane: i punti ottenuti in un torneo hanno validità per quel determinato lasso di tempo, al termine del quale vengono scartati ed eventualmente sostituiti dai nuovi punti guadagnati.

Per far capire meglio facciamo un esempio: un giocatore che nel 2018 ha vinto gli Australian Open ha conquistato 2000 punti. Questi sono stati tolti al giocatore l’anno dopo, normalmente in concomitanza con gli Australian Open del 2019 (sì perché i tornei solitamente sono posti sempre nello stesso periodo). Ora se il giocatore riesce a ripetersi il saldo sarà 0 e quindi manterrà tutti i punti che aveva in precedenza, se il giocatore invece non va oltre le semifinali conquisterà 720 punti e il suo saldo sarà negativo di 1280 punti.

Questo vale per tutti i tornei di tutte le categorie. Un giocatore mantiene i punti conquistati solo per 52 settimane (un anno). Ora i punti sono calcolati su 18 tornei (19 per chi raggiunge le Atp finals). I punti delle Atp finals vengono tolti prima dell’evento di fine anno della stagione successiva. E’ un sistema che favorisce le scalate dei giocatori giovani, anche se per poi arrivare in vetta servono vittorie importani e costanza.

Gli obblighi

I top 30 della classifica Atp hanno degli obblighi, che si estendono in maniera meno evidente fino ai top 100. Per i top 30 la composizione dei 18 tornei dovrà essere la seguente: 4 tornei del Grand Slam, 8 tornei Master 1000, 4 tornei Atp 500 e 2 tornei Atp 250. Il torneo di Montecarlo, che è l’unico Master 1000 a non essere obbligatorio, può prendere il posto di un torneo 500. Un top 30 che salta uno Slam o un Master 1000 non può rimpiazzare il punteggio con un Atp 500 o un Atp 250.

L’Atp race

L’ATP Race si differenzia dall’Atp ranking. La classifica considera soltanto i risultati acquisiti durante la stagione in corso e serve da riferimento per la qualificazione alle ATP World Tour Finals, a cui vengono ammessi gli 8 giocatori che hanno ottenuto il maggior numero di punti nell’anno solare.

Qualche record

Sono solo 26 i giocatori che dal 1973 ad oggi sono stati in testa al ranking Atp. Il primo è stato Ilie Năstase che ha detenuto il primato per 40 settimane consecutive, l’ultimo nuovo ingresso alla posizione numero 1 è stato nel 2016 ad opera di Andy Murray che è stato in testa per 41 settimane.

Il record di settimane al numero 1 del ranking Atp appartiene a Roger Federer con 310 settimane, seguito da Pete Sampras con 286 settimane ( Novak Djoković è a caccia del secondo posto e potrebbe presto raggiungerlo). Per quanto riguarda le settimane consecutive in testa è sempre Federer sul trono con 237 settimane, seguito da Jimmy Connors con 160, questi record sembrano poter resistere ancora a lungo.

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