Quel giorno in cui vidi Sampras annichilire Bum bum Becker al Foro

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Boris Becker è in disgrazia. L’altro giorno si è recato presso la crown court di Southwark, a Londra, per rispondere di 28 accuse relative al processo per bancarotta conclusosi nel 2017. Il mese scorso, i capi d’imputazione erano 19, ma ulteriori indagini hanno concluso che il sei volte campione Slam avrebbe nascosto diversi beni, sia pecuniari che materiali, per evitare che venissero venduti per ripianare i suoi ingenti debiti. Fra questi beni, due dei tre trofei vinti a Wimbledon.

Già, il grande Boris Becker, oggi opinionista per Eurosport e responsabile tecnico della federazione tennis del suo Paese, è un uomo sul lastrico, inseguito dalla giustizia: uno dei tanti miti dello sport finito male (e la mente va a un altro gigante del tennis, Bjorn Borg).

L’ex campione tedesco è stato davvero uno dei grandissimi della racchetta. Il più giovane a vincere Wimbledon, a 17 anni. Un tornado. L’erba di quei tempi faceva schizzare la palla troppo veloce per chiunque. Il suo era un gioco tutto sommato semplice, basato sul classico serve and volley ma con molta più violenza (di qui il soprannome Bum bum), più velocità, più prestanza fisica. Il serve and volley degli australiani, per dire, era molto più lento. Altissimo – 1,90 – Becker era a rete in una frazione di secondo: non lo prendeva nessuno, in quel 1985 a Wimbledon, e non era nemmeno teste di serie! Vinse sull’erba londinese anche l’anno successivo e ancora nel 1989. Così come vinse Parigi tre volte (1987, 1989, 1991) e una volta gli Open Usa (1989).

Nel palmares di Becker manca il Foro Italico, ed è una cosa curiosa. Ero lì a vedere la finale del 1994, Boris era ancora molto forte seppure il cielo del tennis vedesse ormai un gran numero di astri a contendergli i tornei maggiori, anche se la nuova generazione non era paragonabile a quella dei Connors, McEnroe, Borg. La finale era Becker contro Pete Sampras. Si profilava una bellissima partita fra due giocatori con caratteristiche simili, molta forza, molta plasticità, molta classe. Il favorito per me era l’americano ma il carisma del tedesco avrebbe forse fatto la differenza, e poi una finale è imprevedibile per definizione.

Il match in effetti lo vinse Pete ma non  avrei mai pensavo così: fu un massacro. Boris cominciò a giocare alla sua maniera, spesso scendendo a rete: ma veniva regolarmente passato. Attaccava sul rovescio di Sampras ma quello infilava un lungolinea dietro l’altro. Tenete conto che passare Becker non era per niente facile, aveva un’ampiezza di braccio enorme, tale da coprire la rete con facilità: malgrado la mole, era agile. E non si può nemmeno dire che quel giorno non fosse in forma, Boris. Picchiava con precisione. Le tentava tutte pur di spezzare il gioco preciso dell’americano detto Pistol Pete. Che non ne sbagliava una.

Quella di Pete Sampras contro Boris Becker fu probabilmente una delle sue migliori partite, e il risultato d’altronde dice tutto: 6-1 6-2 6-2.  “Penso sia invincibile adesso” dirà il tedesco dopo il match, “sta volando in campo e ha giocato come nessuno aveva mai fatto prima contro di me. Sta giocando come il migliore tra i migliori”.

Bum bum Becker è stato un ciclone nel mondo del tennis, uno sport che ha onorato con la sua classe e la sua forza. Peccato che oggi la vita sia diventata per lui una specie di incubo, dopo tanti trionfi.

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