Finalmente Edmund, si vede la luce in fondo al tunnel. La lezione di Murray

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Dopo due anni di inattività e tre operazioni al ginocchio sinistro, Kyle Edmund è tornato a vincere una partita dallo US Open 2020. Il britannico ha sconfitto all’esordio all’Atp500 di Washington Yosuke Watanuki (64 76) prima di arrendersi al connazionale Daniel Evans (61 62).

La rinascita di Kyle

Sono stati due anni complicatissimi per Edmund. Il problema al ginocchio sinistro l’ha fatto scomparire dai radar del tennis mondiale dopo il best ranking al numero 14 del mondo. Il due volte vincitore di tornei Atp (i 250 di Anversa e New York) sta tornando gradualmente nel tour, un passo alla volta. Dopo il torneo nella capitale, infatti, Kyle disputerà un Challenger e l’Atp250 di Winston Salem prima dello US Open.

Mi serviva tornare a sentire le emozioni prima della partita, prepararmi, giocare. Volevo tornare a giocare in singolare, non contava dove. Non contava nemmeno il risultato. Contava solo andare in campo, capire a che punto fossi. Ho giocato tre partite in una settimana, ho ottenuto anche qualche vittoria. Davvero tante cose positive”.

L’esempio di Murray

Il britannico ha ammesso, inoltre, di aver pensato di non ricominciare più a giocare dopo le tre operazioni al ginocchio (novembre 2020, marzo 2021 e maggio 2022). Un percorso riabilitativo seguendo i passi del grande connazionale, Andy Murray.

Quando vedi tutto quello che ha dovuto passare per le sue operazioni all’anca e tutto il tempo che ha dovuto restare fuori dal circuito, capisci quanto duro abbia dovuto lavorare per rientrare. Per superare infortuni ti serve un’incredibile motivazione perché dopo venti mesi fuori e tre operazioni puoi anche mollare tutto. Se non vuoi farlo, allora il lavoro duro non ti deve spaventare. Vedere Andy mi ha fatto capire quanto ancora ami questo sport. Perché altrimenti avrei avuto tante occasioni per abbandonarlo”.

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