US Open, a New York succede di tutto: Osaka fa la storia, Serena perde la testa

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Succede di tutto, veramente di tutto all’Arthur Ashe Stadium di New York. Ma della folle notte di Flushing Meadows quello che ci piace sottolineare è che è nata una nuova stella nel firmamento del tennis mondiale femminile: Naomi Osaka, che ha vinto in due set (6-2, 6-3) contro Serena Williams e, a 21 anni ancora da compiere, conquista il primo torneo del Grande Slam della sua carriera e della storia del tennis giapponese.

Ha giocato una partita meravigliosa, solida, perfetta. Servizio devastante, dritto e rovescio eccellenti, capacità di governare lo scambio, precisione nel mettere a segno dei vincenti letali e di limitare al massimo gli errori non forzati. Quanto basta per avere la meglio della regina del tennis mondiale degli ultimi quindici anni, quella Serena Williams (che, dobbiamo dirlo, ha giocato un torneo straordinario, considerato il suo lungo periodo di inattività dovuto alla maternità) che aveva il grande obiettivo di raggiungere il record di Margaret Court Smith a quota 24 Slam.

Oltre che alle qualità tecniche, la giapponese di padre haitiano ha messo in mostra una straordinaria maturità mentale, perché la partita ad un certo punto, si è trasformata in una specie di rodeo.

Andiamo con ordine. Pronti via e sembra ripetersi il copione delle ultime partite di Serena: lei che parte lenta, subisce il gioco dell’avversaria, e poi comincia a martellare senza lasciare scampo a chi sta dall’altra parte della rete. La prima sorpresa è che il primo set smentisce questo copione: a martellare è Naomi, che non sbaglia niente e porta a casa il primo set 6-2.

Alla fine del primo set, succede una cosa che farà da prodromo ad una scena probabilmente mai vista. Il giudice di sedia Carlos Ramos chiama un warning per coaching nei confronti di Serena, dopo che il suo allenatore Patrick Mouratoglou le ha fatto un cenno di ok con il pollice (e forse qualcosa in più). La Williams reagisce: “I don’t cheat to win, I’d rather lose”. Non imbroglio per vincere, preferisco perdere.

Si ricomincia: Serena piazza un break che le fa credere di poter invertire l’inerzia e invece la serata è di Naomi, che strappa subito il servizio alla Williams, che per il nervosismo distrugge la racchetta e comincerà il game successivo da 0-15. A questo punto la campionessa americana perde la testa, se la prende ancora con l’arbitro, tira una pallata, gli dà del ladro. Ramos reagisce comminando a Serena un game di penalità. E’ putiferio. Williams in lacrime convoca i referee e continua a ripetere che “it’s not fair”, non è giusto.

L’Arthur Ashe è una bolgia, si riprende sul 5-3 per la Osaka, che appare scossa da quanto ha dovuto assistere. Serena, trascinata dai 23mila di New York, vince un game di pura rabbia, portandosi sul 5-4. Il gioco successivo, però, è la conferma di quanto dicevamo prima, è la serata di Naomi Osaka, che chiude 6-4 e realizza il sogno di un’intera vita. Peccato che la festa della giapponese sia stata rovinata da quanto successo in campo e sugli spalti, con la gente che ricopre di buuhh la cerimonia di premiazione.

Ma la storia non si ferma davanti alle contestazioni. E Naomi stasera ha fatto la storia, chiudendo il cerchio. Quello di una ragazzina che aveva il poster di Serena Williams appeso in cameretta. Ed ora è una donna pronta ad entrare stabilmente nel gotha del tennis mondiale.

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