Tennis, allenarsi a muro: perché è così utile e come farlo correttamente

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Un muro, una pallina e una racchetta. Molti dei più celebrati campioni hanno iniziato così. In un garage, davanti casa tanti bambini scagliando una palla su un muro sognavano imprese a Wimbledon o agli Us Open. Ma è solo divertimento?

Allenamento al muro: utilità

L’allenamento al muro non è solo il divertimento di un bambino. E’ una pratica che riesce a sviluppare molte caratteristiche. Negli anni ’60 e ’70 quasi tutti i circoli di tennis avevano dei muri di allenamento. In seguito i muri sono stati sostituiti da attività più redditizie. Ma che abilità sviluppa l’allenamento a muro?

Innanzitutto aiutano a familiarizzare con i fondamentali. Dritto o rovescio, top o back spin. Giocando contro un muro si tentano dei colpi che contro un avversario non si farebbero se non sono colpi “sicuri”. La non competitività libera dalla paura di sbagliare e favorisce i tentativi.

C’è poi l’aspetto motorio e visivo. Un muro, a differenza di un avversario, risponde sempre ai colpi. Riprendere la palla dopo la risposta del muro è spesso difficile, specialmente nei colpi in diagonale, e questo favorisce la propensione al recupero. Risposta visiva, gioco di gambe, coordinazione occhio-mano, capacità di reazione, sono tutte abilità fondamentali che giocando contro un muro si migliorano.

Allenandosi con il muro si può colpire più palle in 15 minuti di lavoro che durante un match di tre set. E questo conta sia per la tecnica che per la resistenza. Giocando al muro infatti si colpiscono il doppio di palline ad una velocità doppia rispetto a quella normale di gioco. Questo stimola fortemente il sistema nervoso, migliorando i tempi di anticipazione e di reazione del giocatore. Quando ritornerete sul campo da tennis dopo 15 minuti di esercizi al muro, noterete che la palla vi sembrerà più lenta e il tempo a vostra disposizione per colpire risulterà maggiore.

Insomma il muro può migliorare notevolmente le capacità di un tennista. Chiedete a Bjorn Borg che pare giocasse volutamente contro un muro di pietra nuda, con superficie completamente irregolare, così che la palla rimbalzasse ogni volta in modo diverso e imprevedibile, affinando così i propri riflessi e i propri recuperi. O anche a Novak Djokovic che fino al 1998 ha avuto come avversario un muro. I risultati di quegli allenamenti si sono visti negli anni a venire.

Certo non pensate che solo allenandosi contro un muro si possa diventare Borg o Djokovic. Il muro migliore le qualità individuali, non fa miracoli.

Come allenarsi correttamente a muro – Video

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