martedì, settembre 22

Cosa succede a Daniil Medvedev (e cosa gli serve per ripartire)

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Sei finali una in fila all’altra, due Masters 1000 vinti, un Grande Slam, a New York, sfiorato, l’accesso per la prima volta in carriera alle Atp Finals. La seconda parte del 2019 di Daniil Medvedev è stata pazzesca. Tanto che la maggior parte degli osservatori lo stimavano come il principale indiziato per essere il primo Next Gen (o giù di lì) ad insidiare seriamente il dominio dei Big Three.

Un inizio 2020 con più bassi che alti

E invece? E invece è successo che da quelle Atp Finals, che approcciava quasi da favorito, il russo è uscito con le ossa rotte (tre sconfitte su tre partite), concludendo la stagione nel peggiore dei modi. E che, nonostante il buon inizio all’Atp Cup (4 vittorie e una sconfitta con Djokovic) sono arrivate le eliminazioni precoci agli Australian Open (quarto turno contro Wawrinka al quinto set), a Rotterdam (contro Pospisil) e a Marsiglia (contro Simon).

Un passo indietro notevole rispetto alle aspettative del 23enne moscovita. Ma che cosa è successo? E soprattutto come può riprendere in mano il bandolo di una matassa che sembra essersi molto aggrovigliata?

C’è un grosso problema mentale

Il primo aspetto su cui Daniil sembra aver perso il controllo è sicuramente quello mentale. Il suo atteggiamento in campo è lamentoso, irritante, scorbutico nei confronti del pubblico e soprattutto nei confronti del suo angolo, che, quando le cose vanno male, diventa il bersaglio di sequele di insulti e lamentele. Tanto che, proprio a Marsiglia, nel corso del primo set (perso malamente 6-1) del match poi vinto contro il nostro Jannik Sinner, il coach Giles Cervara si è alzato dagli spalti e se ne è andato in polemica con il comportamento del ragazzo.

Questo suo incartarsi su se stesso e sul suo team non lo sta aiutando, anzi. Sembra togliergli energie, invece che caricarlo. E tutto questo si vede poi sul campo. Basti pensare che in carriera, sulle sei volte che è arrivato al quinto set, nei major, ha perso l’incontro tutte e sei le volte. Non può essere un caso.

C’è anche un problema tecnico

E poi c’è una questione tecnica. Medvedev, come noto, è un giocatore a cui piace scambiare da fondo campo. Ha una mobilità pazzesca, che gli consente di giocare colpi clamorosi da qualsiasi punto del campo ed in qualsiasi condizione di equilibrio. Una caratteristica che gli ha consentito di sembrare quasi imbattibile per un determinato periodo dello scorso anno.

Il problema è che giocare sulla difensiva (“noioso”, come direbbe il suo arcinemico Stefanos Tsitsipas) non sempre paga. E siccome con gli anni ha sviluppato un ottimo e completo gioco a rete, Medvedev dovrebbe cominciare a variare di più i suoi colpi. Se non ti chiami Novak Djokovic, sulla linea di fondo puoi vincere qualche torneo, anche importante, ma non riuscirai mai a costruire una carriera da 17 (per ora) titoli Slam.

C’è tutto il tempo per sistemare le cose e ripartire

Al di là di tutte queste riflessioni, va detto che Medvedev è stabilmente numero 5 del mondo e che il grosso dei punti conquistati li dovrà difendere a Cincinnati, Shanghai e New York. Motivo per il quale, se sistema un po’ dei problemi manifestati in questo inizio di stagione, nulla gli impedisce di guardare al futuro di questo 2020 con ottimismo. A partire dalla stagione sulla terra rossa, che potrebbe fare ancora più al caso suo.

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