sabato, Ottobre 24

La fantastica storia di Martina Trevisan è una lezione per tutti

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Martina Trevisan era una gran bella promessa da ragazzina. Ha vinto tutti i titoli italiani possibili (Under 12,14,16), è stata n.57 delle classifiche mondiali juniores, ha raggiunto le semifinali in doppio negli Slam juniores a Parigi e Wimbledon. E poi?  Poi aveva smesso. A 16 anni.

La vita l’ha messa davanti a tante prove, anche dure. Ma a quell’età, per una lunga serie di motivi personali sui quali mai ci permetteremmo di sindacare, ha preferito dire basta. Poi la vita, ancora, l’ha messa davanti ad altre prove. E nel 2014, all’età di 21 anni, ha deciso che forse valeva la pena riprovarci.

E ha ricominciato a macinare. Tornei minori, la parte più operaia del circuito Wta. Il best ranking alla posizione 144, raggiunto nel 2017. Poi qualche infortunio, qualche buon risultato, anche e soprattutto in doppio, sempre in attesa dell’acuto.

Ed ecco arrivare il Roland Garros 2020, il più strano di sempre a causa dello sconvolgimento delle abitudini e dei calendari portato dalla pandemia. Un torneo che Martina Trevisan si ricorderà per sempre, l’atteso acuto arriva. Quatrro vittorie in uno Slam, per lei che non ne aveva ottenuta neanche una.

E che tre vittorie! Prima Camila Giorgi (che si ritira sotto di un set e sullo 0-3 nel secondo) nel derby italiano, poi la giovane superstar Coco Gauff e infine, al terzo turno, la greca Maria Sakkari, numero 24 del mondo. E infine il doppio 6-4 alla numero 5 del mondo Kiki Bertens che le vale l’accesso ai quarti di finale.

Un sogno, un grande sogno che si realizza: “Non mollare la mai, la luce arriva”, dice Martina in estasi. Che lezione.

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