Andy Murray ci crede ancora. Il suo atteggiamento è un inno all’umiltà

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Andy Murray ha appena battuto in tre set il padrone di casa Robin Haase. Una partita tesa, lunga (2 ore e mezza sul veloce indoor di Rotterdam sono tante), complicata, in cui lo scozzese è andato sotto (male) nel primo set, è resto a galla nel secondo (vinto al tie-break) ed è riuscito a piazzare la zampata del campione nel terzo, rimontando da 0-3.

Stiamo parlando di una vittoria in tre set contro il numero 193 del mondo. Per uno che ha vinto tre Slam ed è stato numero uno del mondo nell’epoca del Big Three non dovrebbe essere il massimo dell’esaltazione. Per uno che nel 2021 ha perso la finale di un Challenger (a Biella contro l’ucraino Marchenko) ed è stato eliminato al primo turno dal primo Atp 250 di stagione (a Montpellier contro Gerasimov), invece, è una bella iniezione di fiducia.

Murray è convinto di poter competere ancora con i migliori

Inutile stare a ricordare qui il percorso di Murray, dall’infortunio all’operazione all’anca, fino al difficile rientro. In più, in questo 2021, ci si è messo anche il Covid a complicare tutto, facendogli saltare la trasferta australiana (“una cosa che mi ha colpito più a livello mentale che a livello fisico”, dirà poi Andy).

Ma l’ex numero uno del mondo, oggi in posizione numero 123 del ranking, è ancora convinto di poter dire la sua ad alto livello.

“Sto facendo tutto questo perché sento di poter competere ancora con i migliori giocatori. Se non lo credessi veramente, non sarei così motivato ad allenarmi e a viaggiare come invece sto facendo. Anzi, sarà esattamente nel momento in cui non sentirò più questa sensazione, che smetterò di provarci”.

Andy Murray affronterà negli ottavi di finale dell’Atp 500 di Rotterdam il vincente della sfida tra il qualificato Marco Giron e il numero 8 del mondo Andrey Rublev.


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