Il tennis, i challenger, gli italiani e quella vittoria con Murray. Intervista a tutto campo a Matteo Viola

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Matteo Viola, nato a Mestre il 7 luglio 1987, è un tennista italiano attualmente numero 251 del ranking ATP. Nel corso della sua lunga carriera ha conquistato 17 titoli tra Itf e Challenger, spingendosi fino alla posizione 118 della classifica mondiale.

Viola è intervenuto in esclusiva ai nostri microfoni per parlare delle principali vicende del Circus. Il veneto si è soffermato sulle sue esperienze passate e sui suoi obiettivi per il futuro. Inoltre, ha espresso la propria opinione riguardo diversi esponenti del mondo del tennis. Di seguito le sue parole.

L’INTERVISTA A MATTEO VIOLA

Innanzitutto ti faccio i complimenti per aver ottenuto la qualifica di Maestro.

“È stata una bella soddisfazione! Ieri è arrivata la conferma, con tanto di voto bello alto. Quindi, sono molto contento. È stato un buon percorso e ho ricevuto un’ottima formazione. Ho imparato molte cose, spero di impararne ancora tante”.

Qual è stato l’argomento della tesi?

“La tesi l’ho sviluppata sull’evoluzione o involuzione di un giocatore. La commissione ci ha chiesto di ispirarci alla nostra esperienza, quindi un po’ ho preso spunto dalla mia storia. Diciamo che ho trattato un argomento molto sentito. Nel corso della mia carriera ho avuto un’involuzione per quanto riguarda il rovescio: prima lo giocavo con molta più fiducia, adesso diversamente. Ma, in generale, nel corso degli anni il mio gioco è cambiato. Anche perché il tennis stesso è cambiato. Dal 2010 ad ora, sono variate tante cose. Si tende a giocare, attualmente, in una maniera molto più aggressiva. Durante il game ci sono pochi scambi, quindi si cerca di fare la differenza appena possibile. È pazzesco”.

Quali sono i tuoi prossimi impegni?

“Mi sono cancellato dal Challenger di Roma, poiché ho scelto di prendere parte, per il momento, solo ai tornei dove sono in tabellone. Questa settimana mi riposo e mi alleno bene. Poi, ricomincio da Biella”.

Che aspettative hai per il prosieguo di stagione?

“L’obiettivo principale è quello di garantirmi l’accesso agli slam o alle qualificazioni di questi tornei. Personalmente ci tengo tantissimo a giocarli. Ma, ovviamente, voglio anche divertirmi e cercare di alzare ancora un po’ il livello di gioco. Dopo tre anni sportivamente tristi, da due stagioni a questa parte sono cresciuto molto, e mi sento in grado di rientrare nei primi 200 al mondo. Tra Challenger e qualificazioni ATP, spero di fare bene”.

Ti sblocco un ricordo: la vittoria su Murray. Che emozione è stata?

“Eh, non capita tutti i giorni di battere uno come Andy. Dal momento che nelle precedenti sfide con i top player avevo provato una sorta di timore reverenziale, che aveva influenzato anche il risultato, contro Murray mi ero promesso che non avrei commesso lo stesso errore. Quindi ho iniziato la partita con questa mentalità. Nonostante abbia perso il primo set, non mi sono perso d’animo e sono riuscito a ribaltarla. Ho giocato un ottimo tennis, come nel resto del torneo di Maiorca. Quella spagnola è una parentesi molto speciale per me. La vittoria contro Murray è stata la ciliegina sulla torta. In ogni caso, rispetto assoluto per il britannico. Non era al 100%, ma neanche all’80% secondo me. È un giocatore incredibile che, nonostante abbia avuto diversi problemi e molteplici operazioni, è ancora temibilissimo. In Spagna poi ho perso ‘tragicamente’ in finale, dove sono arrivato praticamente cotto. Ruusuvuori giocò molto bene quella partita, io ero sfatto”.

La tua esperienza più bella?

“La qualificazione agli Australian Open del 2012. Ero giovane e qualificarsi ad uno slam per me era un sogno. Vi racconto come è andata: ero sotto 5-0 al terzo set contro Lajovic, ho annullato otto match point e poi ho vinto. Il giorno dopo ne ho annullati altri quattro e ho vinto ancora. Successivamente ho superato anche il terzo turno di quali, accedendo così al main draw. Questo è, per distacco, il ricordo più bello della mia carriera. Mi emoziono ancora a parlarne”.

Ti sblocco un altro ricordo: 2015, eri di fronte ad un giovane tennista russo. Partivi favorito, ma andò diversamente. Medvedev che giocatore è?

“Si disputava il torneo di Gstaad, ero testa di serie nelle qualificazioni. Le condizioni erano un po’ particolari, si giocava in altura. Diciamo che non ci ho capito niente in quella partita. In generale, lui è un tennista che forse non entusiasma quando lo vedi, ma è molto fastidioso. La sua qualità migliore è quella di farti giocare scomodo. All’epoca provai questa sensazione, che poi è stata confermata dal fatto che nell’arco di un paio di anni è entrato tra i primi del mondo. Effettivamente qualcosa di buono c’era in questo ragazzo”.

Alla luce di quello che abbiamo visto negli ultimi giorni, Tsitsipas è pronto per vincere uno Slam?

“Sicuramente è tra quei sei o sette tennisti che possono ambire a trionfare in uno slam. Stefanos può vincerlo e lo vincerà sicuramente. Non so quando e quanti, ma certamente ne porterà a casa almeno uno. Sta avendo grandi miglioramenti, tassello dopo tassello, sta conquistando trofei sempre più prestigiosi. Lo vedo cresciuto anche come consapevolezza, cosa che credo che sia fondamentale”.

Sinner si è evoluto già tantissimo, dove pensi che possa ancora migliorare?

“Secondo me, può e deve lavorare al servizio, incrementando la velocità. Inoltre, dovrebbe migliorare gli angoli, soprattutto con lo slice può migliorare molto. Anche la seconda di servizio potrebbe variarla di più. In definitiva, credo che se riuscisse a migliorare il servizio diventerebbe formidabile. In risposta è molto bravo, le sue palle viaggiano molto veloce. Deve essere bravo e maturo a giocarsi i tornei più importanti con lo spirito giusto. Ma questo già lo sa, e ha cominciato a farlo. Come ad esempio a Miami, dove la finale gli è valsa l’ingresso in top-20. La differenza la faranno poche sfumature a livello tecnico, ma io sostengo che la mentalità sarà la sua arma vincente. Ha qualcosa di speciale e la sta sfruttando al massimo. A 19 anni è già tra i più forti del mondo. Sta facendo il suo percorso, sarà solo questione di tempo”.

Musetti lo seguirà?

“Credo che anche Musetti abbia grandi qualità. Magari impiegherà un po’di tempo in più ad emergere, ma è un ottimo giocatore. È giovanissimo ed è, come Sinner, tra i più forti del mondo. Lorenzo ha già battuto gente fortissima e ha già dimostrato una certa costanza. Alla fine, ripeto, è solo questione di tempo. Non è possibile pretendere più di questo. Lui e Jannik hanno già bruciato le tappe. Non si vedevano due così da tanto tempo, adesso li abbiamo e bisogna goderseli. Non dimentichiamoci, però, degli altri azzurri. C’è Berrettini che è un top-10 e ha vinto Belgrado, c’è Fognini che vuole chiudere la carriera alla grande. Poi Sonego, Travaglia… dieci tennisti italiani in top-100 non mi sembra male”.

Che ne pensi dell’exploit di Karatsev?

“Aslan è una bella sorpresa, ma giocava bene anche prima. Aveva già dimostrato grandi qualità subito dopo il lockdown a Ostrava. Di solito quando un giocatore riesce ad ottenere determinati risultati, con una certa costanza, vuol dire che ha alzato l’asticella. Lui ci è riuscito anche mettendosi in mostra in Australia, dove ha intrapreso una cavalcata incredibile. Vi racconto un aneddoto riguardo il russo: ero in macchina con Donskoj e questi mi raccontava di averlo visto giocare in allenamento in Davis e di essere rimasto a bocca aperta. Aslan non giocava ‘titolare’ soltanto perché aveva davanti Medvedev e Rublev, altri due fenomeni. Diciamo che, ora, Karatsev non è più una sorpresa: il suo livello è quello che stiamo vedendo adesso. Tira veramente cannonate!”.

Tu giochi tanti Challenger, il regno delle nuove leve, c’è qualche prospetto interessante?

“Siamo vicini ad un cambio generazionale, sia ai vertici della classifica ma anche nelle retrovie. Entro fine anno si vedranno grandi cambiamenti. Da una parte ci sono giocatori che, come me, hanno una certa età, mentre dall’altra ci sono nuove leve che vogliono emergere. Ad esempio il francese Hugo Gaston o Vit Kopriva. Sono tennisti che, ad oggi, sono tipo numero 300, ma fanno semifinali, finali. Si vede che il livello è veramente alto. I giovani riserveranno grandi sorprese in questo 2021!”.

Record e Slam: sarà ancora una questione riservata o i giovani rampanti faranno qualche scherzetto ai Big Three?

“Secondo me una sorpresina nei tre slam la avremo. Ho paura che al Roland Garros, come al solito, non ci sia nulla da fare (ride, ndr); a Wimbledon più o meno sarà la stessa storia. Agli Us Open, invece, potremmo avere una sorpresa. Ma nel tennis è tutto da vedere. Pensa che Djokovic in America, l’anno scorso, era strafavorito alla vittoria del titolo poi è stato squalificato”.

A cura di Giuseppe Canetti – Riproduzione riservata previa citazione della fonte

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