Perché il bicchiere è quasi pieno per Musetti e non supera la metà per Sinner

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Essere considerati, a 19 anni, il futuro del tennis non solo italiano ma mondiale comporta oneri e onori. Gli onori sono sicuramente la popolarità, l’ammirazione, l’attenzione di appassionati e sponsor, il rispetto da parte degli avversari. Gli oneri sono che da loro ci si aspetta sempre il massimo, la prestazione che cambia il corso della storia, l’impresa che segna l’inizio di una nuova era.

Per questo, quando parliamo di Jannik Sinner e Lorenzo Musetti, non ci si può più nascondere dietro il classico ritornello che fa più o meno così: “Eh, ma a 19 anni è già tantissimo quello che stanno facendo”. Certo, è tantissimo quello che stanno facendo, è anche più di quanto la maggior parte dei tennisti si possa anche solo sognare quando entra nel circuito professionistico. Però l’essere dei “predestinati” significa già rendere desueto questo giusto ragionamento.

E significa quindi scatenare aspettative e sottoporsi a giudizi, riflessioni, anche critiche se necessario. E’ il prezzo di essere considerati i numeri uno del futuro. Ecco, futuro. Perché purtroppo per loro (e per noi) il presente appartiene ancora ad altri. Nella fattispecie a gente che risponde al nome di Rafael Nadal e Novak Djokovic, oltre che, forse, Daniil Medvedev, Stefanos Tsitsipas e Alexander Zverev (in attesa di capire cosa sarà del futuro prossimo di Roger Federer e se Dominic Thiem tornerà ai livelli che gli sono più consoni).

Intendiamoci, se non succede qualcosa di strano, molto presto Sinner e Musetti se la giocheranno alla pari con tutti loro. Ma per ora il passaggio di consegne non è avvenuto. Se andiamo però ad analizzare non solo le partite dei due contro i grandi totem del tennis mondiale, ma anche l’andamento dell’interno Roland Garros, allora dobbiamo fare alcuni distinguo tra quanto fatto vedere dall’altoatesino e quanto invece mostrato dal toscano.

Il torneo di Musetti (esordio assoluto a livello Slam) è stato oggettivamente migliore di quello di Sinner. Cominciato con un 3-0 secco ad un giocatore esperto e quotato come David Goffin, proseguito con la passeggiata di salute contro Nishioka, impreziosito da una grande battaglia vinta contro Marco Cecchinato e suggellato dalla “straordinaria sconfitta” contro Novak Djokovic, contro cui Lorenzo ha fatto vedere due set di tennis divino, prima di crollare fisicamente e mentalmente al cospetto di uno dei più grandi di sempre.

Il percorso di Sinner è stato invece meno brillante di quanto fosse lecito aspettarsi. All’esordio si è salvato per miracolo in cinque set contro il non irresistibile Herbert, poi ha ceduto un set anche a Gianluca Mager e contro lo svedese Ymer è stato dominante solo nel primo set. Con Rafa, poi, ha giocato sicuramente la peggiore delle tre partite disputate finora in carriera contro il maiorchino, facendo un passo indietro rispetto a Roma e anche rispetto al Roland Garros di otto mesi fa.

Per questo, voltandosi indietro e guardando quanto fatto dai due a Parigi, possiamo dire che il bicchiere è decisamente pieno ben oltre la metà per Lorenzo, mentre non può essere altrimenti per Jannik. Avranno tempo e modo per crescere e rifarsi entrambi, ma per ora è così.

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