Coppa Davis 1976, quando il Dream Team azzurro fece la storia (non solo del tennis)

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Quella scritta nel 1976 in Cile è stata e resta una delle pagine più prestigiose e significative del tennis nostrano. Ma non solo. Perché in Sud America, gli azzurri, oltre a trionfare in Coppa Davis contro la squadra di Luis Ayala, lanciarono anche un forte messaggio politico contro il feroce regime di Pinochet.

Lo storico (e concitato) trionfo dell’Italia di Davis nel 1976

Lo scenario politico in Cile – Nel 1976 il Cile era sotto il regime dittatoriale di destra del generale Pinochet, che aveva preso il potere con l’ausilio delle forze armate e dei carabineros tre anni prima. Il suo obiettivo era ripristinare “la cilenità, la giustizia e l’onore”, e non esitò a perseguire i propri scopi usando violenza efferata e repressione. Terribile l’episodio dei 119 cileni desaparecidos uccisi su suo ordine – come è stato dimostrato – tra le pampas argentine.

Le polemiche in Italia – In Italia ci furono tante polemiche politiche prima della finale, In molti chiesero a gran voce di boicottare la partita per protesta contro il regime Pinochet. Andreotti, allora capo del Governo, nonostante le pressioni di Craxi, il quale riteneva che fosse meglio disertare in nome della democrazia, lasciò alla Federazione Italiana Tennis la decisione finale. Il risultato fu che la FIT scelse di partecipare e la compagine azzurra partì per il Cile. Tuttavia, i giocatori nostrani portarono la protesta nel rettangolo di gioco.

La protesta degli azzurri – Come dicevamo, preso atto della volontà della Federazione Italiana Tennis di presentarsi all’evento, i giocatori decisero di mandare in scena una particolare protesta: nel doppio, al posto della consueta divisa azzurra, Panatta e Bertolucci indossarono una maglietta rossa (che richiamava il comunismo e il sangue versato dalle vittime di Pinochet) come provocazione.

Il percorso degli azzurri – Tornando alle vicende di campo, gli azzurri allenati da Pietrangeli vinsero agevolmente le prime due sfide del percorso di Davis. Panatta&Co si imposero con Polonia e Jugoslavia per 5-0. Poi usufruirono del forfait della Svezia, e successivamente superarono anche l’Inghilterra per 4-1 e l’Australia di Newcombe per 3-2. Dunque la discussa finale contro il Cile capitanato da Luis Ayala.

La finale – Il primo match della finale vide protagonista Corrado Barazzutti, il quale riuscì ad avere la meglio su Jaime Fillol dopo una lunga battaglia durata quattro set (7-5; 4-6; 7-5; 6-1). Il 2-0, invece, fu a firma di Adriano Panatta. Il fresco vincitore del Roland Garros praticamente demolì il suo avversario, Patricio Cornejo, con un netto 6-3; 6-1; 6-3. Quindi fu il giorno del doppio, segnato – come scritto sopra – dall’entrata in campo Panatta e Paolo Bertolucci con una maglia rossa anziché azzurra: i due riuscirono ad avere la meglio sugli avversari soltanto dopo tre ore di gioco. Infine, il successo di Panatta al quarto set contro Filol (irrilevante la sconfitta di Antonio Zugarelli contro Belus Prajoux) consegnò all’Italia un trionfo storico e che mai più finora sei realizzato.

Come scritto in apertura, il trionfo dell’Italia di Davis in Cile è stato e resta uno degli eventi più gloriosi nella storia del tennis azzurro. Forse quello che più ha fatto gioire gli appassionati italiani, noi compresi. Soprattutto perché questa bella pagina di sport ci ha regalato anche un messaggio politico davvero importante.

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