Sinner e Alcaraz come Djokovic e Nadal? Parla Riccardo Piatti

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Tra i diversi giocatori che si sono consacrati nel 2021 nell’élite del tennis mondiale, su tutti ne spuntano due che sembrano davvero investiti dell’aura da fenomeno. Stiamo parlando, ovviamente, di Jannik Sinner e Carlos Alcaraz. Saranno loro gli eredi di Novak Djokovic e Rafael Nadal? 

In una recente intervista rilasciata ai microfoni di Supertennis, Riccardo Piatti, coach dell’altoatesino, ha parlato di questo e tanto altro ancora. Di seguito l’analisi.

Sinner, Alcaraz, Djokovic, Nadal e gli altri. Parla Riccardo Piatti

Riccardo Piatti innanzitutto si è espresso sul numero uno al mondo: “Per quanto concerne la ripartenza della stagione bisogna innanzitutto vedere se Djokovic giocherà (e quanto) con questa faccenda del vaccino. Senza vaccino può giocare solo in Europa e, visto che in Inghilterra è richiesto, può giocare un solo Slam, a Parigi”.

Poi, si è soffermato sui possibili antagonisti del serbo e su Sinner, approfondendo il discorso della programmazione 2022: “Gli altri li conosciamo tutti: a contendersi i primi posti ci sono Medvedev e Zverev (che è migliorato molto), Tsitsipas, Berrettini, Rublev… E poi ci sono i giovani come Alcaraz, Auger-Aliassime, Shapovalov. Bisogna vedere come stanno lavorando, come si allenano, come staranno a infortuni. L’unico problema che vedo per il prossimo anno è la programmazione. Bisogna essere molto accorti: se Jannik gioca tante partite dovrà fare pochi tornei perché deve poter riposare e allenarsi. La cosa migliore che lui ha fatto nel 2021, purtroppo andando controcorrente, è stato non andare alle Olimpiadi. Non ci è andato, tengo a ripeterlo un’altra volta, perché è stato molto onesto: non era pronto per andare alle Olimpiadi. Mentre era pronto, e si sentiva pronto, per giocare la Coppa Davis. Infatti si è espresso nel modo che tutti hanno visto. Tennisti come Sinner non possono giocare sempre. La programmazione quindi è fondamentale: noi dobbiamo stare attenti. Lui girerà sempre con Dalibor, Claudio. Poi ci sarò io, ci saranno altri allenatori. Dovremo seguirlo da vicino. Abbiamo un programma preciso, da qui a Wimbledon. Però bisognerà valutare sempre con attenzione: nel momento in cui dovesse essere stanco, è inutile che giochi. Nel momento in cui per vari motivi dovesse essere confuso, è inutile che vada a giocare. Perché non deve avere fretta di fare tutto quest’anno. Lui, nella sua testa, ha fretta: vuole crescere, vuol salire, vuole imparare, vuole diventare sempre più forte. Però alla fine ha solo 20 anni: deve giocare ancora 15 anni. Anche se perde tre o quattro mesi non cambia niente nella sua carriera”.

Quindi, alla domanda su chi fosse il giovane più promettente ha risposto: “Alcaraz è un ottimo giocatore ed è importante per Jannik. Perché è un ottimo rivale”, come a voler sottolineare il fatto che tra l’altoatesino e l’iberico si prospetta una grande rivalità, che richiama molto quella tra due venti volte campioni Slam. A tal proposito, il maestro lombardo ha concluso: “Beh, paragoni così è difficile farli: Djokovic e Nadal hanno vinto 20 Slam a testa. Questi non hanno vinto ancora niente. Quindi è meglio evitare certi confronti. Il fatto che arrivi un ragazzo giovane come lui, ben preparato, che gioca bene a tennis, che è ambizioso, che vuole crescere, che è in un buon team, per me è importante. Perché stimola Jannik, che stima Alcaraz, apprezza il suo modo di giocare, ne ha molto rispetto”.

E voi, cosa ne pensate?

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