Cincinnati, dal bandiera-gate agli ombrelli: tutte le contraddizioni del Masters 1000 statunitense

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Al masters1000 di Cincinnati si è consumato un episodio a dir poco spiacevole e senza precedenti. Durante la partita tra Anastasia Potapova e Anna Kalinskaya, il giudice di sedia Morgane Lara ha dovuto interrompere la partita per una richiesta quantomeno singolare: la presenza di una bandiera dell’Ucraina in una sfida tra tenniste russe. Ecco tutte le contraddizioni dell’ultimo masters1000 statunitense a cui sta partecipando chi vi scrive l’articolo.

Basta bandiere e protezioni dal sole, ma perché?

Il masters1000 di Cincinnati è uno dei tornei più importanti del circuito e, ogni stagione, vede la presenza dei migliori giocatori del mondo. Anche quest’anno non è da meno, ma quello che più sta facendo parlare è il comportamento della sicurezza e tutte le contraddizioni del torneo.

Partiamo dal caso meno grave: il pubblico viene spesso invitato ad idratarsi con acqua, proteggersi con la crema solare ed evitare rischi di mancamenti dovuti al caldo. Una cosa, però, non è permessa (e sarebbe anche la più semplice soluzione): aprirsi un ombrello. La pena? Essere raggiunti dalla sicurezza e cacciati dall’evento.

Quello che più ha fatto parlare e che, con tutta probabilità, ne farà per ancora molto tempo è il ban per le bandiere delle nazioni. Il motivo? Ve lo spieghiamo subito.

Durante la partita tra Potapova e Kalinskaya, due tenniste russe che si affrontavano per l’ultimo turno di qualificazione, sugli spalti è comparsa una donna avvolta dalla bandiera dell’ucraina. Il giudice di gara, la francese Lara, ha dovuto interrompere la sfida per via delle lamentele di una delle due tenniste ed è stata costretta a dire alla donna di rimuovere la bandiera gialloblù.

Al rifiuto di Lola (il nome della signora) è seguito l’intervento della sicurezza, che l’ha accompagnata al parcheggio per riporre il vessillo nella macchina e tornare senza.

Il messaggio che ho ricevuto è che stavo agitando i giocatori russi. Allora ho detto ‘Non la metto via’. Così hanno continuato a giocare per due minuti prima di fermarsi di nuovo. A quel punto un addetto alla sicurezza si è avvicinato a me e ha detto ‘Signora chiamo la polizia se non se ne va’. Io ho così risposto: ‘Questa non è la Russia. Questi sono gli Stati Uniti d’America’”.

Gli organizzatori del torneo hanno riferito che il motivo della rimozione della bandiera era dovuto alle dimensioni (18X18 pollici). Il problema è che, da quel momento in poi, non sono state più ammesse bandiere negli spalti. Proprio nella sfida di primo turno tra Sorana Cirstea e Belinda Bencic, una tifosa rumena ha dovuto riporre la propria bandiera nella sua borsa.

La replica ucraina

Questa la replica della portavoce e presidente dell’organizzazione no profit Cincy4Ukraine, Eugenia Nemirovska de Santos.

I giocatori russi entrano e dettano qui cosa possono o non possono fare i cittadini statunitensi? Questo tipo di cose non fa ben sperare per la comunità ucraina. Bene. Non ti piace la nostra bandiera? E se fosse il nostro abbigliamento? Ci chiederai di toglierci anche i vestiti?”.

Il giorno prima, invece, Marta Kostyuk (che ha battuto la nostra Camila Giorgi al primo turno in tre set) si è fatta immortalare con due tifosi ucraini con la maglietta “Putin is a D**k”.

Questi sono gli effetti di una guerra che ormai è entrata prepotentemente nello sport e nella vita di tutti i giorni.

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