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Berrettini ritrovato a Wimbledon: “Ora sto bene. Alcaraz? C’è una cosa che più mi impressiona di lui”
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Era arrivato a Wimbledon praticamente distrutto, dopo le lacrime versate a Stoccarda, dove, al rientro dall’infortunio, aveva perso contro l’amico Lorenzo Sonego dando l’impressione di stare tutt’altro che bene. Per molti – soprattutto gli odiatori seriali sui social – era un giocatore finito. E invece, il prato verde dell’All England Tennis Club di Londra si sta rivelando il palcoscenico della rinascita per Matteo Berrettini.

Superato proprio Sonego all’esordio, il romano ha inanellato altri due scalpi importanti regolando sia Alex De Minaur che Sascha Zverev in tre set. Ora agli ottavi dovrà affrontare il numero uno al mondo, Carlos Alcaraz, in una sfida che si preannuncia da non perdere. Intanto, però, si gode questo bellissimo momento.

“E’ incredibile, non pensavo potesse succedere. In questo posto dev’esserci qualcosa di speciale per me“, ha detto a fine partita l’azzurro, facendo anche riferimento alla finale raggiunta nel 2021. “L’anno scorso non avevo potuto giocare perché avevo preso il Covid. Questo torneo ha cambiato la mia carriera e per me è speciale essere qui, su questo campo. Mi è mancato tantissimo competere e giocare, il pubblico mi è mancato e lo ringrazio per avermi supportato”, ha aggiunto.

Berrettini: “Ora mi sento bene. Su Alcaraz…”

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Foto Sito Wimbledon

Intervenuto poi in conferenza stampa, Berrettini ha riavvolto il nastro degli ultimi mesi spiegando: “Il mio servizio è un’arma importante e proprio per questo, in questi mesi in cui ho sofferto, in cui sentivo che non potevo dare il mio meglio, avere un’arma del genere mi tranquillizzava, ma è sempre una questione di come approcci le difficoltà. Puoi avere il servizio migliore del mondo, però, se in quel momento non sei centrato, probabilmente sbaglierai il servizio o comunque succederà qualcosa. Devi sentirti bene per far funzionare le tue armi”. E a Londra stanno funzionando molto bene. “Penso che la chiave sia stata variarlo molto. Per non dargli punti di riferimento e servirgli troppe volte sullo stesso lato. L’avversario, altrimenti, si abitua. Poi ovvio che sul match point, prendi la riga, meglio così”, ha sottolineato il romano.

In seguito Matteo ha analizzato il match con Zverev indicando qual è stata la chiave che gli ha permesso di ottenere il successo: “Era la prima volta dopo tanto tempo che giocavo su un campo grande, si sentiva un po’ di tensione. C’è sempre un pochino di tempo per abituarsi alle condizioni diverse. Sono partito un lento al servizio, poi invece ho ingranato bene e ho sentito che lui giocava bene, ma che potevo dargli fastidio. Sapevo di potergli dare fastidio con le mie armi e che questa è una superficie, dove, secondo me, posso infastidirlo. Poi quando ho sentito che, a metà del secondo, quando ci siamo fermati, lì ho sentito che stava cambiando. Entrando nello scambio mi sentivo un pochino superiore. Lì è stata la chiave. Fisicamente mi sento bene, meglio di come mi aspettavo e, paradossalmente, ero molto più stanco con Lorenzo che oggi durante la partita. Anche cali di attenzione e fisici, mi sto allenando durante il torneo ed è una cosa buona”.

Sui continui attacchi ricevuti sui social negli ultimi mesi, soprattutto dopo la notizia del fidanzamento con la soubrette Melissa Satta, Berrettini ha dichiarato: “Quando ci sono alcune persone, più vicine o lontane a me, mi scrivono: “No, bisogna farli stare zitti”, io ho sempre detto: “Facciamoli parlare”. Per quanto io sia un tipo anche istintivo, per cui alcune volte mi accendo, so alla fine qual è il mio percorso la mia strada. Ho cercato si spiegare molte volte e di far capire a tutti che quello che accade in cui campo da tennis spesso è specchio di quello che accade fuori, nel senso che tutti possono avere momenti in cui si è giù, o di tristezza. E questo è successo per mille motivi che non sto qui ad elencare. Ho sentito che non stavo bene con me stesso, che non stavo bene con quello che facevo e quindi i risultati sono venuti un po’ a mancare. Una delle cause principali sono stati gli infortuni, che mi hanno fatto amare meno quello che stavo facendo. Poi però ho abbassato la testa e ho lavorato, nonostante gli insulti che ho ricevuto. La cosa che mi dispiace di più è che le persone che mi vogliono veramente bene li hanno subiti e li hanno dovuti leggere, io so chi sono, quello che ho fatto e che farò. Testa alta”.

Infine, Matteo si è soffermato anche sul suo prossimo avversario: “È impressionante da tutti i punti di vista. Ovviamente tennisticamente, non sarebbe numero 1 al mondo, altrimenti, ma anche fisicamente, per quanto è maturo. Io a 19 anni penso di aver pesato 15 chili in meno rispetto ad adesso, lui sembra già fatto e finito da diversi anni. È impressionante questa cosa. Ma la cosa che ancora di più impressiona è come gestisce tutto questo. Io non sono mai stato numero 1, ma un po’ di pressione l’ho sentita sulle spalle e la sento. Non è facilissimo. E ho diversi anni più di lui. Ha sempre il sorriso sulle labbra, è felice di stare dove sta, se la gode, anche quando perde non fa mai cosa esagerate. Penso veramente sia un esempio per le persone che lo guardano. È questo che mi impressiona di più. Penso sia una cosa caratteriale, ma anche su cui lavora. È la cosa più bella. Non lo vedi mai un giorno triste. Si, magari si lamenta che sbaglia qualche palla, ma alla fine è sempre lì che se la gode”.

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