Il punteggio racconta un’eliminazione, ma non tutta la storia. Matteo Berrettini lascia Buenos Aires con una sconfitta al secondo turno, ma anche con la consapevolezza di essere tornato davvero in campo. Dopo mesi complicati e uno stop forzato, il romano riparte dall’Argentina con un messaggio chiaro: la strada è quella giusta, serve solo continuità.
All’“IEB+ Argentina Open”, ATP 250 sulla terra rossa, l’azzurro ha prima superato Federico Coria in un debutto dal clima infuocato, poi si è arreso al ceco Vit Kopriva. Un passaggio a vuoto che non cancella i segnali positivi intravisti nel suo primo torneo del 2026.

In conferenza stampa Berrettini non cerca alibi, ma neppure drammi. Il punto di partenza è chiaro: rientrare dopo una lesione richiede tempo. “Ho giocato due partite, che è meglio di niente. Tornare non è facile, ma mi sono sentito abbastanza bene, sia fisicamente sia a livello di tennis. Devo solo giocare di più”.
“Non è facile tornare”: il bilancio dopo lo stop
Parole che raccontano una fase diversa della carriera. Non più l’urgenza di dimostrare tutto subito, ma la lucidità di chi conosce il circuito e sa che il ritmo partita si ritrova solo competendo. Il forfait agli Australian Open per i problemi agli addominali aveva ritardato l’inizio della stagione, ma Buenos Aires ha segnato il vero start del suo anno.
Il bilancio è fatto di rimpianti, sì, ma anche di prospettiva: “So che posso giocare meglio. Devo avere pazienza, non potevo aspettarmi di rientrare e trovare subito il mio miglior tennis”. Nel momento in cui il tennis italiano vive una stagione straordinaria, Berrettini ha voluto sottolineare un aspetto spesso meno visibile ma decisivo: il lavoro della Federazione Italiana Tennis e Padel.
“Ci ha aiutato tanto con l’organizzazione dei Challenger, con le wild card, con il supporto tecnico. Quando hai tanti buoni giocatori, ci si aiuta a migliorare”. Il riferimento è a un gruppo compatto, capace di crescere insieme. Gli allenamenti con Jannik Sinner e Lorenzo Musetti, citati dallo stesso Matteo, rappresentano uno dei motori di questa evoluzione collettiva. Non solo talento individuale, ma confronto continuo.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un movimento che si alimenta da sé, dove la competizione interna diventa stimolo. Archiviata Buenos Aires, lo sguardo è già rivolto all’ATP 500 di Rio de Janeiro, ancora sulla terra battuta. Una nuova occasione per accumulare minuti, fiducia e ritmo.
“Ora sono in una fase diversa rispetto a quando avevo 22 o 23 anni. So meglio come funziona il circuito. Mi piace giocare a tennis più adesso”. È una dichiarazione che va oltre la singola sconfitta. Berrettini parla di motivazione, di gestione delle energie, di consapevolezza. I primi tornei dopo uno stop sono sempre i più delicati: alternanza di buone sensazioni e passaggi a vuoto, entusiasmo e frustrazione.
Ma il messaggio finale è quello che conta di più: “Mi piace pensare che posso continuare a giocare a tennis ancora per tanti anni”. La rincorsa è appena iniziata. E per Matteo, oggi, la priorità non è il risultato immediato, ma tornare a sentirsi competitivo. Una partita alla volta.





