Alla ricerca del Wawrinka perduto

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Le ultime prestazioni di Stan Wawrinka sono state sconcertanti. A Madrid un Rafa Nadal non certo al top della condizione (come dimostrano le tre sconfitte consecutive in semifinale a Monte Carlo, Barcellona e alla “Caja Magica” contro Fognini, Thiem e Tsitsipas) lo ha preso letteralmente a pallate. A Roma, dove c’era grande attesa per capire se quello contro lo spagnolo fosse stato un episodio estemporaneo, David Goffin, dopo aver perso un combattuto primo set, lo ha surclassato 6-0, 6-2. E anche il belga ha avuto periodi migliori. A Ginevra, in uno dei tornei casalinghi, è stato eliminato in tre set dal modesto bosniaco Dumir Dzumhur.

Cosa succede, dunque a Wawrinka? L’operazione al ginocchio risale ormai a inizio 2017, più di due anni fa, ma Stan non è mai tornato ai livelli di Stanimal. Certo, l’intervento era tutt’altro che scontato, come lui stesso ha rivelato “il rischio era quello di non tornare mai più a giocare”. Ma se il 2018 può essere considerato, come naturale che fosse, un anno altalenante ma positivo, questa prima metà del 2019 sta mettendo in mostra tutti i limiti di tenuta dello svizzero.

Intendiamoci, per noi che siamo letteralmente innamorati di Stan, vederlo far partire quelle fiondate con il suo leggendario rovescio ad una mano è sempre una manna per gli occhi e per il cuore. Il problema, però, è che l’intensità del gioco di Wawrinka si fa sempre più discontinua e quando si spegne la luce non c’è più niente da fare.

Il numero due svizzero per definizione, cresciuto e diventato un grandissimo all’ombra di Roger Federer, ha ormai 34 anni compiuti e nel 2019 ha vinto 17 partite, perdendone 13. Numeri che non corrispondono alla sua statura tecnica e al suo talento innato. Il sogno è che possa tornare ad essere quel funambolico martello, capace di vincere tre Slam, nell’ordine a Melbourne, Parigi e New York. L’impressione, però, è che difficilmente ce la farà. Speriamo di sbagliarci.

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