L’uovo, la gallina, il dito e la luna. L’importanza di pensare in prospettiva

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Con la premessa doverosa che ho potuto vedere pochissimo del match tra Sinner e Shapovalov, leggendo qua e la mi accorgo che in Italia, oltre che commissari tecnici della nazionale di calcio, politologi, epidemiologi, e chi più ne ha più ne metta, siamo tutti improvvisamente diventati esperti di programmazione agonistica applicata al tennis.  In sintesi, nel sentire comune il povero Riccardo Piatti da Como non ci ha capito una mazza.
Con scelta miope, avrebbe sacrificato un potenziale percorso trionfale nel torneo dello Slam australiano, pur di arraffare una insignificante coppetta nel torneo Atp 250 di preparazione. Insomma, scarsa lungimiranza, si è scelto l’uovo oggi anziché puntare alla gallina domani.
Ebbene, cari divanologi, vi spiego perché Piatti ha incoraggiato Sinner a mettercela tutta in ogni match, senza fare calcoli, senza risparmiare la benzina, senza snobbare alcun evento. Il punto è che nella visione di Riccardo, un tennista come Jannik, ancora 19enne, non è nella fase di carriera dove si cerca la massima prestazione, ma è al contrario un giocatore in formazione. Questo implica che gli obiettivi non sono tanto quelli di risultato, ma sono soprattutto quelli legati all’apprendimento. Apprendimento a 360 gradi: tecnico, tattico, fisico, esperienziale, di mentalità, di approccio al match, di gestione delle emozioni, del proprio corpo, delle proprie energie, delle diverse situazioni.
E quindi Riccardo ha valutato che per Sinner, in questo momento, la cosa più importante non fosse superare qualche turno in più nel tabellone di Melbourne. Ma fosse invece quella di sperimentare, sul campo, una situazione inedita: trovarsi in un palcoscenico importante, contro un grande avversario, in una situazione di obiettiva difficoltà fisica, e affrontare la circostanza serenamente, con convinzione e determinazione, senza farsi inutili e nocivi alibi.
Così che quando dovesse capitare di nuovo, fra qualche anno, una situazione simile, Jannik sarebbe in grado di riconoscerla, e di affrontarla al meglio. Il modo in cui ha rimontato nel quarto set, ribellandosi alla sconfitta, e la signorilità delle dichiarazioni post partita, mostrano che l’allievo Jannik ha saputo fare tesoro della dolorosa esperienza, che l’esame è superato, e che quanto appreso tornerà buono domani, quando si cercherà di alzare i trofei, quelli veri, quelli che fanno la storia. Insomma, Piatti, nella sua immensa saggezza ed esperienza, indica la luna. Tutti gli altri, invece, guardano il dito.
Roberto Commentucci è dirigente della Federazione italiana tennis e membro della Commissione tecnica

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1 commento

  1. D’accordo con lei ma credo che se avesse giocato con shapo il giorno dopo lo avrebbe battuto e chissà poi…

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