Martina Trevisan, gioie e dolori: una storia (ancora) a intermittenza

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Firenze, città accogliente, luogo in cui nascono grandi storie d’amore. Terra madre di Dante e culla del Rinascimento, corrente che, fortemente influenzata dalle opere del poeta, ha rivalutato la centralità dell’uomo: l’essere razionale che può creare e promuovere il suo destino.

Firenze, 3 novembre 1993, Martina Trevisan viene al mondo, il suo primo vagito già somiglia al grido che oggi emette quando colpisce la pallina. Un grido dal sapore di gioia e dolore, un suono a intermittenza, come una luce che si accende e si spegne. Come la sua, che nel corso degli anni si è accesa e spenta troppe volte. Senza troppo preavviso: lampi, tuoni, black out: tempesta. Poi, il sereno interiore, c’è il sole. Ma resta una lampadina ancora da cambiare.

La storia di Martina vale la pena di essere raccontata.

LA STORIA DI MARTINA TREVISAN

L’idillio tra la Trevisan e il tennis inizia praticamente quando Martina era ancora nella pancia della madre, la quale durante la gravidanza ha continuato a fare l’istruttrice fino al sesto mese di gestazione. Un amore a prima vista, o meglio “a primo battito”, che sboccia definitivamente all’età di quattro anni, momento in cui la giovane inizia ad allenarsi al muro. Poi è la volta dei primi avversari, qui emerge tutta la voglia di vincere, confrontarsi e lottare.

“Nel campo sei solo tu davanti alle scelte, così come quando vinci e quando perdi: sei tu! È una sfida che ti porta a dover ragionare e ricercare la soluzione in quel momento lì. Ogni vittoria è tua e tua soltanto”.

Martina ama stare in campo, lo desidera ardentemente e lo dimostra fin da subito affermandosi numero 57 della classifica mondiale juniores. Tutto è pronto per prendersi la scena, i riflettori sono accesi su di lei. Ma succede l’imponderabile.

L’INFERNO DELL’ANORESSIA

“Anche se all’apparenza sembrava tutto perfetto dentro di me sapevo di non sentirmi bene. Non riuscivo a gestire ciò che avevo intorno, le pressioni, le aspettative che c’erano su di me, quasi l’obbligo di dover vincere sempre. Tutto viaggiava alla velocità della luce e nessuno si accorgeva del mio malessere. E in quello stesso periodo nella mia famiglia ci sono stati dei problemi”.

La luce viaggia troppo veloce, e le causa un corto circuito. Il buio. Ma quello più totale di una spirale molto pericolosa: l’anoressia.

“Probabilmente ho sbagliato a continuare a giocare fino al punto in cui mi sono persa, smarrita sino ad ammalarmi di anoressia. Mi dovevo allontanare del tennis, altrimenti ne sarei stata travolta”.

Dal 2010 al 2014, infatti, si allontana dal Circus. Sono grandi i problemi che la affliggono. Martina, però, resta fedele al tennis, continuando a praticarlo in qualità di insegnante presso il circolo Tennis Pontedera.

L’IMPORTANZA DELL’ESSERE UMANO: MARTINA SI RIMETTE IN GIOCO

Dopo qualche tempo, inizia a riflettere, le nuvole cominciano a diradarsi, la luce sta per sostituire un cielo plumbeo.

“Ho ripreso in mano la mia vita e ho lavorato per rimettermi in gioco”.

Questo racconto, forse, qualcosa di dantesco ce l’ha: dalle origini di Martina fino al suo vagare tra Inferno, Purgatorio e Paradiso (e viceversa). Sicuramente è una vicenda molto intensa.

IL RITORNO IN CAMPO, IL PURGATORIO DELL’ITF

Pronti e via due titoli Itf nel 2014, a pochi mesi dal ritorno in campo. Nel 2015, ancora soddisfazioni: altri tre titoli. Ne seguono due nel 2016, uno nel 2017 e, infine, il sesto trionfo al Forte Village International Tournament di Pula. In totale, i tornei da lei vinti sono nove, e le valgono la 150esima posizione del ranking WTA. Il periodo di Purgatorio pare essere giunto al termine.

2020, SPRAZZI DI PARADISO: I QUARTI DI FINALE AL ROLAND GARROS

Inizia il 2020 conquistando per la prima volta in carriera l’accesso al tabellone principale degli Australian Open, grazie al successo sulla ex numero 5 del mondo Eugenie Bouchard. All’esordio, tuttavia, cede il passo a colei che si rivelerà poi essere vincitrice dello Slam, la statunitense Sofia Kenin. La crescita non è troppo costante. Infatti, successivamente disputa poche partite con prestazioni non esaltanti: ad Acapulco e Monterrey viene eliminata alle qualificazioni. Poi la Pandemia e quindi lo stop forzato.

Con il ritorno del tennis giocato, un’altra delusione: a Roma viene estromessa ancora nella fase di qualificazioni. Sembra essersi un po’arenata. Poi, il colpo di reni.

Trevisan mette in atto una striscia vincente di sette partite al Roland Garros: dal primo turno di qualificazione fino agli ottavi, fa lo scalpo in ordine a Vickery, Muhammad, Sharma, Giorgi, Gauff, Sakkari e Bertens. Una grande soddisfazione per lei, che mai aveva ottenuto un risultato simile. E poco importa se l’incantesimo si spezza ai quarti contro la Swiatek, futura vincitrice della manifestazione. La toscana, ancora una volta, ha saputo rialzarsi, dimostrando a tutti di che pasta e fatta.

L’ESULTANZA CHE NON DURERÀ A LUNGO

Oggi, Martina ha, di certo, vinto la sua battaglia più importante. Vederla su un campo di tennis dopo le gravi turbe patite è un qualcosa che fa sorridere il cuore. Ma, se a livello psicofisico ha dimostrato di aver avuto la meglio nella lotta contro i suoi demoni interiori, per quanto riguarda i risultati sportivi non ha trovato ancora quella costanza di rendimento che valorizzerebbe le sue grandi qualità.

In questo inizio 2021, infatti, non ha racimolato granché. Anzi, ha ottenuto per lo più delusioni.

La toscana ha raccolto tre eliminazioni al primo turno tra WTA 500 di Abu Dhabi, Gippsland Trophy di Melbourne e Australian Open. Più fortunato il debutto a livello Slam in doppio insieme alla Krunić: le due hanno raggiunto i quarti di finale.

Poi l’eliminazione nelle qualificazioni di Doha, e ancora una sconfitta al turno decisivo di quelle di Dubai. Qui, solo grazie al ritiro della Azarenka, ha debuttato direttamente al secondo turno contro Gracia, che l’ha battuta in due set. A Monterrey, Miami, Charleston viene sempre fermata all’esordio. Quindi, l’ultima disfatta a Madrid, dove ha perso al primo turno di qualificazioni contro Zarina Dyias.

QUELLA LAMPADINA CHE VA CAMBIATA…

40 pari, Martina è al servizio. Batte, ma la risposta è ottima: vantaggio esterno. Ace, di nuovo in parità. Buona prima, vantaggio interno. Doppio fallo, ancora deuce. C’è tensione in lei: errore gratuito e nuova palla break. E così via…

Trevisan non è riuscita ancora a mettere la parola fine a questo lunghissimo game che si trascina da diversi anni. Una luce che si accende e si spegne. Quella lampadina che tempo fa andava cambiata… sarebbe giunto il momento di cambiarla.

Solo il tempo saprà dirci quanto luminosa sarà in futuro la carriera della tennista gigliata. Noi, come sempre, speriamo il più possibile. E ci auguriamo anche che la classe’93 possa essere il simbolo e l’ispirazione del Rinascimento del tennis femminile.

Martina, con il tuo mancino, sei ancora in tempo a piazzare l’ace vincente per ribaltare la partita!

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