È un Sinner troppo brutto per essere vero. O forse no…

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Il dato più allarmante a livello statistico per Jannik Sinner, uscito sconfitto dal secondo turno del torneo Atp 250 di Atlanta (dopo avere beneficiato di un bye al primo turno in quanto testa di serie numero due), è quello zero nelle palle break procurate nell’arco di tutto il match contro il modesto australiano Christopher O’Connell.

Lascia attoniti pensare che un ragazzo che, a vent’anni ancora da compiere, ha messo in bacheca due tornei Atp, una finale Masters 1000, un quarto di finale al Roland Garros in cui è stato in grado di mettere in difficoltà Sua Maestà Rafael Nadal, l’ingresso trionfale in top-20, non riesca a scalfire il servizio dell’attuale numero 132 del mondo, mai stato in grado di entrare tra i primi cento (best ranking 111), uno dei tennisti più anonimi del circuito.

Eppure a questo Jannik Sinner in questo momento gira così. Gira male. Sconfitto in due set (6-7, 4-6) nel match che avrebbe dovuto rilanciarlo dopo la deprimente parentesi sull’erba britannica. Sul “suo” cemento non è riuscito a far vedere quasi nulla di ciò che l’ha portato ai vertici in così poco tempo, regalandogli le prime pagine di riviste patinate e non, e condendogli il lusso di rifiutare la chiamata olimpica.

Sinner non vince una partita ufficiale da quasi due mesi, dal terzo turno del Roland Garros 2021, da cui uscì già molto ridimensionato rispetto allo scorso anno. È chiaro che qualcosa nel meccanismo che sembrava perfetto del ragazzo altoatesino si è inceppato. Ci sono dei limiti tecnici innegabili: il servizio funziona male e a intermittenza, il gioco a rete è pressoché nullo.

Ma ciò che colpisce sono i passi indietro in quei fondamentali che sembravano così fenomenali da colmare tutte le altre lacune: il rovescio infallibile, il timing perfetto nel colpire la pallina, la risposta bruciante e soprattutto quella tenuta mentale tipica dei grandi campioni.

Il Sinner visto nelle ultime settimane non è un giocatore fenomenale. Questo passaggio a vuoto ha messo in evidenza tutti i suoi limiti e ha mostrato al mondo che forse non stiamo parlando di un predestinato a cui riesce comunque tutto e subito. Ma di certo il talento non è scomparso. Il momento di involuzione è evidente. Non gli resta che continuare a lavorare ancora più sodo. E pensare che comunque, alla sua età, gente come Daniil Medvedev o lo stesso Matteo Berrettini navigava in acque ben più anonime.

Per cui, calma e gesso. Lavorare, lavorare, lavorare. E reggere a livello mentale il momento di difficoltà. Ci sono passati in tanti, non sarà certo Jannik Sinner né il primo né l’ultimo.

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