Masters 1000 Parigi-Bercy, Rune fa la storia. Djokovic deve cedere

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È Holger Rune il campione dell’edizione 2022 del Masters 1000 di Parigi-Bercy, terzultimo appuntamento stagionale che precede le Atp Finals e la Coppa Davis. Reduce dai successi contro Wawrinka, Hurkacz, Rublev, Alcaraz e Auger-Aliassime, il diciannovenne danese ha battuto in finale Novak Djokovic, sugellando una settimana da sogno in cui ha dimostrato di avere tutti i numeri per competere con i mostri sacri di questo sport. A proposito di numeri: per lui si tratta del terzo titolo in carriera, il primo in una competizione di tale categoria. Da domani sarà la decima forza del tennis mondiale.

Inoltre, trionfando sul cemento indoor francese, il Next Gen di Gentofte si è aggiudicato la decima piazza della Race to Turin, il che gli consentirà di prendere parte al “torneo dei Maestri” in qualità di riserva. La giusta ricompensa per la crescita esponenziale mostrata durante l’arco dell’anno. Il futuro, possiamo dirlo con ragionevole certezza, è anche suo.

Holger Rune campione a Parigi-Bercy!

rune djokovic

Foto Twitter Rolex Paris Masters

Ha impiegato più di due ore e mezza (2 h e 33) Rune per laurearsi campione al Masters 1000 di Parigi-Bercy: 3-6; 6-3; 7-5 il risultato al termine della finale. Ecco come è andata in sintesi.

La finale

I primi minuti del match sono stati contrassegnati da una fase di studio, con entrambi i giocatori incisivi in risposta ma anche abbastanza solidi al servizio.

Nel game d’apertura, Djokovic ha tenuto la battuta ai vantaggi dopo aver visto Rune recuperargli il 40-0 iniziale. Nel secondo game più o meno lo stesso copione, col danese che prima si è fatto raggiungere dal 30-0 al 30-30 ma poi è riuscito a portarsi sull’1-1.

Nel quarto gioco, invece, sul punteggio di 2-1 per Djokovic, Rune si è reso protagonista di un piccolo passaggio a vuoto e –  complici due sanguinosi doppi falli – ha finito per capitolare. Un black out pesante. Già, perché poi il serbo è stato praticamente perfetto e si è aggiudicato la frazione inaugurale con un 6-3.

Al rientro in campo il classe 2003 si è subito trovato a dover fronteggiare tre palle break consecutive. Al che, ha cominciato a farsi largo l’impressione che di lì a poco la sfida non avrebbe più avuto molto da raccontare. Impressione di gran lunga errata.

Il giovane Holger, infatti, dopo essersene uscito brillantemente dalla disperata situazione, ha trovato la chiave per mettere in difficoltà il ventuno volte campione slam. Quest’ultimo, andato sotto pressione nel secondo game, ha commesso diversi errori consentendo al danese di volare sul 2-0. In seguito, Rune ha amministrato il vantaggio da vero veterano e, senza concedere al serbo chance di rientrare, ha ottenuto la parità con un 6-3.

L’atto decisivo del confronto è stato quello più combattuto. Il primo strappo è arrivato nel quarto gioco, ad opera di Djokovic, con la gentile collaborazione di Rune, autore del suo sesto doppio fallo su palla break. La reazione del danese, però, è stata immediata: nel quinto game, complice un clamoroso errore di Nole nei pressi della rete, si è guadagnato un break point e l’ha poi capitalizzato con un gran passante di dritto.

Successivamente, la partita ha continuato a viaggiare su livelli altissimi, soprattutto dal punto di vista dell’intensità. Cruciale si è rivelato il break ottenuto da Rune nell’undicesimo gioco. Da segnalare una lunghissima battaglia nel game finale, con lo scandinavo che, prima di laurearsi campione, ha neutralizzato ben sei chance di break in favore del serbo.

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