Il tennista, tornato su buoni livelli al torneo di Toronto, si è confessato in conferenza stampa: cambia tutto grazie alla leggenda
Le ultime settimane di incontri nel circuito ATP hanno restituito alle cronache la splendida doppietta di Aleksandr Bublik e Lorenzo Darderi nei rispettivi tornei disputati, nonché l’innegabile crescita di Alex De Minaur (trionfatore a Washington) e soprattutto di Ben Shelton, il talentuoso tennista americano che finalmente, grazie alla vittoria ottenuta in finale contro Karen Khachanov, ha messo in bacheca il suo primo Masters 1000 in carriera.

E Sascha Zverev? Il giocatore tedesco, fino allo scorso marzo accreditato, aritmeticamente parlando, di poter insidiare il trono nel ranking di Jannik Sinner, è stato finora protagonista di una stagione davvero negativa, culminata con la clamorosa eliminazione al primo turno di Wimbledon patita per mano del francese Rinderknech.
Proprio dopo la sconfitta sull’erba inglese, il nativo di Amburgo si è lasciato andare, in conferenza stampa, ad amare riflessioni che sono andate molto al di là delle evidenti difficoltà sul campo. Zverev ha parlato di una sorta di crisi esistenziale, di una gioia che non arriva nemmeno quando riesce a vincere i match, e di un vuoto da colmare, ma che non può essere riempito esclusivamente dai successi nella sua attività professionistica.
Già noto nel circuito per diverse lamentele che vanno dalla dimensione delle palline (come detto a proposito del torneo di Roma) all’eccessiva durata di quei Masters 1000 che i dirigenti del circuito hanno stabilito di allungare fino a 12 giorni di durata, il tedesco non è nemmeno stato fortunato dal punto di vista delle disavventure sul campo.
Come l’invasione delle zanzare a Parigi nel match contro Novak Djokovic o come il virus intestinale contratto nel bel mezzo del torneo di casa, nella sua Amburgo. Per non parlare, quasi dimenticavamo, del fulmine che ha colpito l’aereo che lo portava dalla Germania a Parigi in vista dell’inizio del Roland Garros.
Il ‘nuovo’ Zverev: tutto grazie a Federer
Spesso protagonista di scatti d’ira anche sul terreno di gioco (celebre la clamorosa litigata con Arthur Fils lo scorso anno), il numero tre del mondo sembra ormai da qualche tempo trasformato in meglio. Anche quando le partite non vanno nella direzione sperata (e tante volte, nel 2025, si è verificato ciò), il giocatore si è messo una maschera. Sfoggiando un aplomb impensabile fino a qualche mese fa. Il merito di questa trasformazione, a detta del diretto interessato, sarebbe di un leggendario campione che evidentemente, anche a quasi tre anni di distanza dal suo ritiro, continua ad essere d’esempio a tutti.

“Anche lo svizzero aveva scatti d’ira come un matto, ma poi è cambiato ed è diventato Roger Federer, ovvero la perfezione che tutti conosciamo oggi. Tuttavia non è sempre stato così. Nella mia mente è scattato qualcosa e ho deciso di essere diverso in campo“, ha esordito in uno degli incontri coi giornalisti in Canada.
“Voglio essere ricordato per il mio tennis e per quanto di buono realizzato in campo, oltre che fuori. Con la mia fondazione e anche con la mia famiglia sento infatti di fare un grande lavoro che può aiutare le persone in tutto il mondo. Preferirei di gran lunga essere ricordato per questo piuttosto che per gli scatti d’ira che avevo prima“, ha poi concluso Sascha.





