mercoledì, aprile 8

Fognini, che voleva fare l’americano

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Scrivere sullo Us Open 2018 di Fabio Fognini è quanto di più vicino a quello che viene definito sparare sulla croce rossa. Un’occasione che vola via nel vento come le risposte per Bob Dylan. La sorte, complice anche la brutta eliminazione di Chung, infatti gli aveva donato uno scivolo lungo fino agli ottavi di finale con Roger Federer.

Invece il ligure in versione Apollo Creed si fa sopraffare dall’australiano John Millman, non propriamente un Ivan Drago del circuito.

Troppo indolente. Troppo fermo con le gambe per poter sfoggiare i suoi vincenti di dritto. Troppo stereotipo di se stesso. Ha collezionato tanti errori gratuiti senza essere mai incisivo al servizio (per usare un eufemismo). Troppo Fognini dei giorni peggiori, insomma. Contro un avversario molto scomodo, specie se Fabio è in quelle giornate lì: poco talento, ma anche pochi errori. Un muro che butta di là tutto e fiacca la già bassa resistenza di Fabio.

Non fraitendeteci, riteniamo il tennista genovese un talento puro. Quando ne ha voglia ci incanta con delle giocate sublimi, la sua stagione lo dimostra. Forse è proprio questo spreco di talento che ci fa essere più duri con lui quando perde malamente. D’altro canto, chi non vorrebbe un connazionale lì, a giocarsi un ottavo di finale contro Roger Federer?

Invece lui, per farci quasi dispetto, perde. Sempre quando conta. Sempre nei Major. Questo ci fa rabbia perché lo vorremmo nei primi 10. Il suo tennis lo meriterebbe. La sua testa forse no.

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