giovedì, settembre 24

Andy Roddick, Wimbledon e quella maledizione chiamata Federer

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Andy Roddick è stato un grande giocatore di tennis. Un concetto lapalissiano visto che stiamo parlando di un ex numero uno del mondo. La sua carriera, però, non verrà mai ricordata come una carriera vincente, in particolare a livello di Major. L’unica vittoria nei tornei dei Grande Slam è datata 2003 (anno in cui raggiunse anche la testa del ranking) ed il teatro è quello del cemento newyorchese. Per il resto poche gioie a Parigi (dove raggiunse una sola volta il quarto turno nel 2009) e a Melbourne (quattro volte in semifinale).

Ma il vero rimpianto di Roddick è stato quello non essere mai riuscito a trionfare a Wimbledon, nonostante le tre finali raggiunte, nel 2004, nel 2005 e nel 2009. Il motivo di tutto questo? Semplice, ha sempre trovato sulla sua strada Roger Federer, di cui l’americano ha condiviso tutta la prima parte della carriera, essendo praticamente suo coetaneo.

Eppure, nel 2009, Andy c’andò maledettamente vicino. Una partita incredibile, finita 16-14 per lo svizzero all’ultimo di cinque tiratissimi set. Rimane nella storia l’immagine di Federer trionfante e di Roddick alle sue spalle con il volto che raccontava tutta la sua delusione.

In questi giorni il 20 volte vincitore di tornei del Grande Slam ha voluto rendere omaggio al suo vecchio avversario, ritiratosi, a soli trent’anni, nel 2012.

“Arrivammo alla fine del quinto set e non avevo ancora avuto un’occasione per breakkare Andy. Non volevo perdere per il secondo anno di fila due finali epiche di Wimbledon (l’anno prima aveva perso contro Nadal 9-7 al quinto) e avevo il grande obiettivo di conquistare il record di vittorie nel Grande Slam, dopo che al Roland Garros avevo raggiunto Pete Sampras a quota 14. Inoltre era la prima volta in cui avrei potuto vincere a Parigi e Londra nello stesso anno”. Insomma, le motivazioni non mancavano. E alla fine, dopo una partita infinita e durissima, è andata bene per lui.

“Mi è dispiaciuto tanto per Andy, per me lui è come se fosse un campione di Wimbledon, nonostante non abbia mai vinto. E’ stato un grande ambasciatore di questo gioco”. Un ambasciatore che ha avuto la sfortuna di nascere e giocare nella stessa epoca del tennista più vincente di sempre.

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