“Magico” Tsitsipas, è davvero pronto?

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A vent’anni, dopo le vittorie di Stoccolma (lo scorso anno) e Marsiglia (all’inizio di quest’anno), Stefanos Tsitsipas ha conquistato ad Estoril, in Portogallo, il suo primo torneo sulla terra battuta, sconfiggendo in finale l’uruguaiano Pablo Cuevas. Poche settimane dopo è arrivato l’exploit di Madrid, con la vittoria su Alexander Zverev ai quarti di finale e le prime semifinali di un Masters 1000 su questa superficie raggiunte in carriera.

Una partita (e in generale tutto il torneo disputato fino alla “Caja Magica”) che vanno a confermare, ancora una volta, la prepotente ascesa del greco, ormai frequentatore stabile della top-10 e, con il tedesco in costante flessione, principale candidato a scardinare il dominio dei big three sul tennis mondiale. Se la finale nel 1000 di Toronto lo scorso anno poteva sembrare un exploit estemporaneo, a meno di un anno di distanza si può dire che la fiducia e l’autorevolezza di Stefanos sono cresciute e si sono stabilizzate, parallelamente alla sua fama.

Rispetto a Zverev, infatti, Tsitsipas sembra essere più pronto dal punto di vista mentale ad affrontare ciò che comporta essere uno dei migliori giocatori del mondo. E rispetto ad altre grandi promesse (Shapovalov su tutti) ha sicuramente una solidità tecnica e tattica più strutturata.

Le caratteristiche e la formazione di Stefanos, a dire il vero, non lasciavano pensare ad un’evoluzione così veloce anche su questa superficie. Il gioco molto d’attacco, che non disdegna i colpi al volo, costruito prevalentemente su servizio e dritto, si adatta di più alle superfici veloci. Ma in queste settimane abbiamo imparato a conoscere un tennista in grado di misurarsi ad alto livello anche nel palleggio da fondo campo e più propenso a mantenere alto e costante il livello dello scambio.

Tanto che adesso è lo stesso Tsitsipas a dire che “la terra è la mia superficie preferita”. Certo, ora arriva il difficile per il numero 9 del mondo: riconfermarsi ad alto livello negli altri tornei che contano. Vedremo quale sarà la risposta. Di sicuro il greco non ha paura di nulla.

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