Una riflessione sull’antipatia di Alexander Zverev

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Ci sono due immagini recenti che testimoniano il fatto che Alexander Zverev non brilli per simpatia: il match contro Stefanos Tsitsipas a Madrid in cui provoca il pubblico (ampiamente schierato con il talento greco) e il freddissimo saluto finale al termine dell’incontro che l’ha visto uscire sconfitto nell’incontro al Foro Italico contro Matteo Berrettini.

Ormai è cosa nota. Dopo un inizio di carriera in cui si è posta l’attenzione più sulle sugli aspetti tecnici del suo gioco che sul suo carattere, ora il tedesco non si fa problemi a risultare poco simpatico al grande pubblico. Spocchioso, arrogante, altezzoso, per nulla empatico. Quello che doveva essere il simbolo indiscusso della Next Gen e il dominatore del tennis mondiale dopo il dominio dei Big Three è diventato – a soli ventidue anni – uno dei più odiati tennisti del circuito.

Questo dato di fatto, però, necessita di alcune riflessioni. Come noto, ormai da anni, il “politically correct”, imposto in particolare da Roger Federer e Rafa Nadal, domina la scena del tennis mondiale. Parole di stima reciproca, abbracci, applausi: nel circuito il miele ormai si spreca. Anche Novak Djokovic, per indole più selvaggio degli altri due, si è allineato. Una situazione che induce molti appassionati – nostalgici delle grandi rivalità che hanno fatto la storia del tennis – a rimpiangere il fatto, per fare l’esempio più eclatante, che Bjorn Borg e John McEnroe non si potessero vedere (salvo poi diventare grandi amici).

Quindi, se dovesse tornare un po’ di sana “cazzimma” in campo, ben venga. Il problema di Zverev, però, è che, a differenza delle altre storiche “teste calde”, da Jonh McEnroe in giù, fino agli stessi Fognini e Kyrgios, non è riuscito a creare un rapporto con il pubblico. Anche perché, normalmente, alla gente piace il binomio “genio e sregolatezza”, per cui, in cambio di un tennis spettacolare, è propensa a perdonare anche gli eccessi in campo.

Il corto circuito più evidente in Zverev è la mancanza di questa sintonia tecnico-antropologica. Il suo tennis non piace. Pur essendo un giocatore fortissimo e ancora uno dei più accreditati numeri uno potenziali, il pubblico lo percepisce come un tennista noioso, poco creativo. E’ qui che si crea la contrapposizione. Se Sascha non lavorerà sul suo carattere, il suo rivale annunciato Tsitsipas (molto più maturo di lui nel gestire il rapporto con i media e con il pubblico) otterrà sempre il consenso degli spalti come successo a Madrid.

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