giovedì, settembre 24

Il mea culpa di Tsitsipas, un problema generazionale

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Non ce ne voglia Thomas Fabbiano (che ha giocato un gran match e si è strameritato il passaggio del turno a Wimbledon), ma la sconfitta di Stefanos Tsitsipas ha fatto molto rumore. Il greco arrivava ai Championships con grandi aspettative dopo una prima metà di 2019 giocata alla grande, che aveva fatto registrare una crescita costante.

E’ vero, la breve stagione sull’erba aveva già fatto capire che il numero 6 del mondo non si trova propriamente a suo agio su questa superficie con eliminazioni inaspettate a -s’Hertogenbosch e al Queen’s, ma era lecito pensare che in occasione dello Slam per eccellenza, il ventenne greco sarebbe arrivato con una condizione tecnica migliore.

E invece, la sconfitta al primo turno con Fabbiano è stata netta, come ammette lui stesso: “Niente da dire, ha giocato molto meglio di me, è un tennista molto più solido rispetto a un anno fa. Non so neanche come abbia fatto a vincere due set, è stato solo il mio spirito combattivo a mandarmi avanti, la partita sarebbe potuta tranquillamente finire in tre set”.

Di qui, il mea culpa generazionale, anche alla luce della contemporanea eliminazione di Alexander Zverev al primo turno contro il ceco Jiri Vesely: “In passato abbiamo visto dei giocatori, e mi piacerebbe menzionare Rafa e Roger, che alla mia età erano già professionisti maturi, dei tennisti in grado di essere costanti sin dalla più tenera età, capaci di fare bene torneo dopo torneo, senza inciampi. È un qualcosa che manca a noi dell’attuale Next Gen, me compreso: siamo troppo discontinui, non riusciamo a mantenere alto il livello settimana dopo settimana. L’anno scorso ho giocato una grande stagione, anche se con diversi alti e bassi, e il mio obiettivo per quest’anno era quello di essere più costante possibile”.

Il match point che ha dato la vittoria a Fabbiano contro Tsitsipas

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