Sedici anni fa l’ultima vittoria di un tennista americano in uno Slam

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Insieme a Marat Safin, Lleyton Hewitt, Roger Federer, Juan Carlos Ferrero e un gruppo molto ristretto di giocatori, Andy Roddick è stato il leader della nuova generazione di tennisti che dominò nel periodo a cavallo del millennio, nel momento in cui l’epoca dei più “anziani” Pete Sampras e Andre Agassi si stava per spegnere e quella dei nuovi fenomeni stava per arrivare. Quel gruppo di giovani, alla fine, fu letteralmente cannibalizzato da Federer e l’avvento di Rafa Nadal prima e Novak Djokovic poi ne segnò la definitiva uscita di scena.

Andy Roddick – che, non dimentichiamolo mai, ha esattamente un anno in meno di Roger – è stato forse il tennista su cui venivano riposte più speranze. Da teenager vinse ben cinque titoli Atp ed entrò in top-20 all’età di diciotto anni, nell’ormai lontano 2001. Il nativo di Omaha fece il suo ingresso in top-10 nel 2002 e già all’epoca si capì che poteva dire la sua, dato che sia nel 2001 che nel 2002 fu eliminato ai quarti di finale degli Us Open da quelli che poi diventarono campioni, Lleyton Hewitt e Pete Sampras.

E infatti, il successo arrivò nel 2003, a 21 anni, quando Roddick giocò probabilmente la sua migliore stagione, raggiungendo la semifinale a Melbourne, vincendo Montreal e Cincinnati e trionfando al Major di casa in finale contro Juan Carlos Ferrero (6-3, 7-6, 6-3 in un’ora e 41 minuti). Un filotto che gli valse la conquista della posizione numero uno nel ranking mondiale. Quel titolo rimarrà l’unico Slam conquistato da Andy (che poi verrà sconfitto quattro volte in finale da Roger Federer, tre a Wimbledon e un’altra a New York) e, soprattutto, l’ultimo Major in cui a vincere fu un tennista americano.

Us Open 2003 – Roddick batte Ferrero 6-3, 7-6, 6-3 – Gli highlights

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