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Sinner: “Da ragazzo perdevo sempre”. E poi invece è cambiato tutto
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Jannik Sinner va in vacanza. Qualche settimana di riposo e poi di nuovo in campo per un 2020 che si preannuncia spettacolare. L’ultimo appuntamento tennistico dell’anno è coinciso con l’annuale meeting del team Head, tenutosi a Milano qualche giorno fa. Un’occasione per fare il punto sulla stagione appena conclusa e quella che sta per cominciare. Ma anche per raccontare qualche interessante aneddoto.

E’ stata una stagione fantastica, tutto è cominciato con il Challenger di Bergamo. Da quel momento in poi, io e il mio team abbiamo solo provato a migliorare, sempre. Io, in particolare, ho lavorato molto su mese stesso, sia come giocatore che come persona. La testa, in questo sport è fondamentale, l’unica cosa che puoi sempre controllare. A volte ho vinto una partita solo riuscendo a stare calmo”.

Il 18enne altoatesino ripercorre la sua infanzia e la sua adolescenza: “Ho avuto la fortuna di avere avuto dei genitori che mi hanno sempre concesso la libertà di decidere cosa volevo fare, che sport praticare. Per loro l’importante era che fossi felice, e oggi sono felice”.

Nella sua breve carriera (ha cominciato a giocare a tennis cinque anni fa, all’età di 13 anni), Sinner non è sempre stato un vincente, anzi: “Da piccolo facevo pochi tornei junior e in quei pochi a cui partecipavo, perdevo quasi sempre perché gli altri erano più forti di me. Ma proprio per questo, con il mio team abbiamo deciso di insistere in quella direzione, andando a confrontarci con un livello che ti faceva sentire costantemente sotto pressione”.

E i risultati sono arrivati, eccome se sono arrivati. “Anche quando perdevamo, siamo sempre rimasti lì. Ci siamo allenati con gente sempre più forte, se giochi e vinci con giocatori del tuo livello o addirittura inferiore al tuo, non ti migliori mai. Poi certo, ci vuole anche fortuna. A Bergamo, per esempio, ho avuto molta fortuna. Però quel torneo è servito per far venire fuori qualcosa, per cominciare un percorso nuovo”.

Un percorso che, per ora, l’ha portato a vincere tre tornei Challenger, a trionfare alle Next Gen Atp Finals e ad entrare tra i primi 80 del mondo. E il futuro è ancora tutto da scrivere.

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