domenica, settembre 20

Novak Djokovic, uomo e cyborg: sconfitto il Corona, ora tocca difendere la corona

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“He’s not human Novak Djokovic” è l’ultimo tributo dedicatogli dal canale “Atp Tour”, in un video-racconto che mostra le gesta ai limiti del normale del prodigio serbo, a poche ore dal suo ritorno in campo nel Masters 1000 di Cincinnati, torneo che precede gli US Open. Un ritorno in campo bagnato con una vittoria contro il lituano Berankis, regolato in due set, mostrando qualche colpo del suo repertorio.

Già! Si tratta di giocate al limite delle possibilità umane, ripetute e volute, pretese e attuate con una ‘naturalezza robotica’. Un’impressionante sequenza: l’idea per l’avversario è quella di avere di fronte un muro di gomma, un complesso algoritmo. Lo stupore e la frustrazione si intravedono sul volto di ogni tennista al suo cospetto. Inesorabile scorre il tempo, tra un punto e l’altro, impiegato a domandarsi come faccia Djokovic a leggere precisamente dove andrà a finire la pallina, ed anche, come abbia fatto ad arrivarci.

La competizione tra i Big Three e l’incommensurabilità dello sport

Le sue vittorie e la sua schiettezza hanno cominciato ad imporsi dal 2003 in poi, mettendo a disagio un seeding perbenista e sempre polemico nei suoi confronti, che, però, ha saputo mettere a tacere a suon di tornei portati a casa, che poi sono diventati slam, che poi sono diventati storia. Trionfi conquistati, spesso e volentieri, di fronte ad un pubblico innamorato della leggenda di Roger Federer o della superstizione di Rafa Nadal. Certo, lui non ha mai fatto nulla per essere amato, ma non si può non amare un atleta che ha fatto quello che ha fatto Djokovic, non si può criticarlo e contestarlo come spesso il tifo sugli spalti fa.

È un affronto ingeneroso nei suoi confronti ma anche nei confronti del tennis stesso. Così come l’azzardare paragoni e aprire dibattiti estenuanti riguardo chi sia il più forte tra lui e Nadal, ma anche e soprattutto tra lui e Federer, significherebbe, per manifesta impossibilità di giungere al dunque, ridurre la questione a un ragionamento oggettivo e fatto di cifre, e lo sport (ed in particolare il tennis) non è solo questo. Si prova lo stesso fastidio quando i sostenitori di Messi e Cristiano Ronaldo battagliano su chi tra i due sia il Goat, the Greatest Of All Time. Come se la grandezza fosse quantificabile in virtù del numero di Palloni d’Oro assegnati o Slam conquistati. Una querelle che sa di campanilismo: come quando i paesini, nel giorno della festa del relativo Santo Patrono, organizzano lo spettacolo pirotecnico più sonoro possibile a scopo ostentatorio, rivaleggiando con i comuni circostanti, che a loro volta, a tempo debito, dovranno rispondere per le rime. E no, in questo caso, il folklore non c’entra: dare voce al frastuono, al rumore delle chiacchiere volate in cielo, significherebbe non concentrarsi sulla grande bellezza cui si ha la fortuna di ammirare.

Contraddizioni tra l’uomo e il tennista

Lo spettacolo non è la prerogativa di Nole, ma è spettacolare il modo in cui riesce a sorprendere tutti: avversari, pubblico e, a volte, anche sé stesso. Uno che le ‘botte’ le ha sentite, ma erano bombe sganciate dalla NATO vicino casa sua, in occasione dell’intervento dell’organizzazione internazionale per imporre la smilitarizzazione del Kosovo alla Serbia. Proprio in quei giorni, il giovane tennista muoveva i suoi primi passi in un percorso che lo porterà nell’olimpo del tennis. “Non è umano” si direbbe. O meglio, così la storia ha dimostrato, almeno quando a parlare è stato il campo.

Tutti affermano che è un cyborg e lui ci crede. Ma sbaglia.

Avrebbe fatto meglio ad ascoltare solo il rumore delle corde della sua racchetta e quello del doppio rimbalzo della pallina che sancisce la sua superiorità fatta punto. Perché fuori dal rettangolo di gioco, il Djoker di Belgrado, cyborg non è. Ci ha creduto molto, troppo, finendo per confondere la vita professionale, in cui è una divinità, con quella di semplice essere umano, dove regredisce allo status di uomo con le sue debolezze e i suoi errori. Glissando sulle dichiarazioni riguardo la sua contrarietà a sottoporsi ad un eventuale vaccino per il Covid-19, non si può non constatare l’irresponsabilità di aver organizzato l’Adria Tour in piena pandemia. Una decisione presa sulle ali dell’entusiasmo o, forse, sulle “Ali di Dio”. Il risultato è stato la positività sua, della moglie e di altri partecipanti, al Virus che sta mettendo in ginocchio il Mondo. Di conseguenza le polemiche e le critiche, stavolta meritate, e la sua sconfessione nell’opinione pubblica.

L’orgoglio per restare sul trono

Una volta guarito, Nole ha affermato che rifarebbe tutto. L’orgoglio non è stato messo da parte: male, ma non malissimo, dal momento che ora potrà utilizzare questo orgoglio per riscattare il risultato negativo della scorsa stagione agli US Open. Infatti, la sconfitta contro Wawrinka al quarto turno, appena un anno fa, gli era costata la perdita della prima posizione nel Ranking, a vantaggio di Nadal, vincitore della scorsa edizione del torneo americano.

Deus ex machina- Il serbo, prima della Pandemia, grazie a un impressionante filotto di vittorie, ha ripreso la sua posizione in vetta alla classifica, ed ora è chiamato a difenderla.  Novak Djokovic, ancora imbattuto nel 2020, dopo aver sconfitto anche il Corona(Virus), dovrà dimostrare al mondo che sarà ancora lui a portare la corona di numero uno.

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