sabato, Ottobre 24

Perché il Roland Garros non ne vuole proprio sapere dell’occhio di falco?

0

Con l’introduzione del tetto retrattile sul campo centrale Philippe Chatrier, il Roland Garros ha compiuto un passo importante nell’ottica della modernizzazione. Un passo tutt’altro che scontato per lo Slam in assoluto più restio alle novità.

E infatti, anche quest’anno, non vedremo “occhi di falco” sui campi rossi di Parigi. Ma perché gli organizzatori non vogliono introdurre Hawk-Eye? Facciamo un breve excursus sulla storia di questo strumento, nato per dirimere le dispute sul fatto che una pallina sia dentro o fuori, tocchi la linea o meno.

Hawk-Eye fa il suo esordio ufficiale nel 2006 alla Hopman Cup, per poi gradualmente estendersi a tutti i maggiori tornei, dallo Us Open all’Australian Open, fino a Wimbledon. Tutti, tranne il Roland Garros, appunto.

Perché? La risposta è semplice. Perché si ritiene che sulla terra rossa, dove la pallina lascia un evidente segno sul “pavimento” dopo che tocca terra, non vi sia bisogno della tecnologia e che l’occhio umano resti ancora più affidabile.

E’ veramente così? Difficile a dirsi. Il margine d’errore dell’occhio di falco è considerato di 3,6 millimetri, apparentemente molto meno di quello che è il margine d’errore dell’occhio umano. E inoltre non succede di rado che l’interpretazione del giudice di sedia diverga con quella del giocatore. A volte non ci si trova d’accordo neppure sul fatto che si stia esaminando il segno corretto.

Insomma, il perdurante no del Roland Garros all’introduzione di Hawk-Eye sembra più un vezzo tradizionalista, che prevede di vedere il giudice di sedia scendere dal suo piedistallo e percorrere qualche metro in campo per verificare il fatidico segno lasciato dalla pallina.



Le 10 migliori racchette da tennis nel 2020. Per tutti i livelli e le età

Share.

Leave A Reply