L’Italia rischia concretamente di andare alle Olimpiadi senza inno e bandiera

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L’Italia rischia le Olimpiadi senza inno e bandiera: questo sarebbe l’esito peggiore della riunione del CIO del 27 gennaio. Il motivo? La mancata autonomia del CONI nei confronti del Governo italiano, violando così l’articolo 27 della Carta Olimpica.

Una pessima figura evitabile

Lo spettro delle Olimpiadi senza inno e bandiera, ipotesi ad oggi remota (al contrario di Russia e Bielorussia), si affianca al sicuro warning. Una pessima figura evitabile da parte del Governo italiano che dal 2019 ha deciso di sostituire CONI servizi (azienda che si occupava dello sviluppo dello sport) con Sport e Salute. Mossa della trasparenza e della semplificazione agli occhi dei capi politici italiani, peccato che contro le regole del CIO.

Il Comitato Olimpico è infatti sempre stato molto chiaro:

Il CONI non dovrebbe essere riorganizzato mediante decisioni unilaterali da parte del Governo. La sua governance interna e le sue attività devono essere stabilite e decise nell’ambito del proprio statuto e la legge non dovrebbe avere come obiettivo un micromanaging della sua organizzazione interna e delle sue attività. Le entità che compongono il CONI dovrebbero rimanere vincolate agli statuti del comitato, della Carta Olimpica e agli statuti delle organizzazioni sportive internazionali alle quali sono affiliate. Dovrebbero inoltre rendere conto completamente al CONI per ogni specifica assistenza finanziaria e tecnica che possono ricevere”.

Franco Carraro, membro del CIO, ha aggiunto:

Non so se ci sia malafede o ignoranza, c’è stata sicuramente una sottovalutazione, l’atteggiamento tipico che si usa in Italia, quello del ‘prima o poi vediamo’. Il Governo è in ritardo, spero si trovi una soluzione entro il 27 gennaio per non fare la figura di ricevere un warning che non sarebbe di prestigio per il nostro Paese. In questo momento non ottemperiamo ad alcune norme perché il CONI non ha la garanzia della funzionalità, ma non credo si possa pensare a un’ipotesi che di solito accade per Paesi dove gli atleti vengono drogati o non c’è democrazia”.

La risposta italiana

Il presidente del Coni, Giovanni Malagò, ha voluto dire la sua sulla questione.

Ci rendiamo conto che ci sono altre priorità, ma dopo due anni di via crucis ci auguriamo che ciò che ci era stato promesso venga mantenuto. Il CIO non può perdere la sua credibilità”.

Nell’immediato si potrebbe fare un rapido decreto di legge, evitando così il warning dal CIO. In seguito, si potrebbe tornare ad approfondire la questione. Una figura che possiamo benissimo ancora evitare, così da non compromettere la presenza di eventi internazionali di prestigio nel nostro paese.

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