Thanasi Kokkinakis, dal calvario della depressione alla (possibile) rinascita. La sua storia

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Ci sono volte in cui tutto capita al momento giusto, altre in cui va esattamente al contrario. In alcune occasioni, invece, si ha la sensazione che qualcosa accadrà, nel bene o nel male, ma non si sa quando. E tale sentore, talvolta trasmette fiducia, talvolta logora.

A Thanasi Kokkinakis è accaduto tutto ciò in un “breve” lasso di tempo.

In sette anni (2013-2020) ne ha davvero passate tante. E la serenità ha lasciato il posto all’angoscia, quando il presentimento si è trasformato in timore, dubbio, sospetto. Quello di non farcela, quello di esser diventato una fiamma ormai fiacca, quasi spenta dalle dure prove che la vita gli ha riservato.

Fortunatamente, oggi, quella fiamma sta iniziando a ‘riavvivarsi’.

GLI ESORDI PROMETTENTI E L’INIZIO DEL CALVARIO

Kokkinakis, figlio di immigrati greci, nato il 10 aprile 1996 ad Adelaide, era considerato qualche anno fa uno degli astri nascenti del tennis mondiale.

Nel 2013, usufruendo di una wild card, è arrivato alla finale dell’Australian Open junior, persa contro l’amico di sempre Nick Kyrgios. Nella stessa stagione si è ripetuto allo Us Open junior, raggiungendo nuovamente l’ultimo atto, stavolta perso contro Borna Coric. Nel mezzo, una frattura da stress alla schiena che lo ha fermato per sei mesi.

Questo è soltanto l’inizio di un percorso travagliato fatto di poche soddisfazioni, acciacchi e problemi personali.

Nel 2014 la prima vittoria da professionista a Melbourne, contro Igor Sijsling. Dopodiché, subito lo sprofondo nel baratro. A causa di una serie di infortuni, infatti, Thanasi è rimasto ai box dalla fine del 2015 fino al maggio del 2017, con l’eccezione di un unico match, giocato e perso alle Olimpiadi di Rio contro Gastao Elias. E, ancora: prima un problema alla spalla destra, con tanto di operazione chirurgica, poi uno strappo ai pettorali; infine un infortunio agli addominali che l’ha bloccato per altre 18 settimane. Smaltiti gli acciacchi, ha cominciato una turbolenta risalita che sembrava arrivata al suo culmine nel 2018, con la vittoria su Roger Federer al Master di Miami. Ma il destino aveva ancora in serbo disgraziate vicissitudini: altri due infortuni. Uno all’anca, l’altro al ginocchio.

L’IPOTESI RITIRO E LA DEPRESSIONE

Kokkinakis stava per perdersi, non riusciva a trovare pace. A tratti non riusciva a ritrovare neanche sé stesso.

Nel 2019 ha disputato soltanto sei incontri, mentre nel 2020, in una stagione già martoriata dal Covid-19, è stato completamente assente a causa di una febbre ghiandolare. L’ipotesi ritiro cominciava ad essere abbastanza matura. Ma un timido colpo di reni ha cambiato tutto:

“Ci sono stati alti e bassi e gli ultimi anni, ma è senz’altro positivo perseverare. Penso ai momenti in cui ho avuto successo e alle sensazioni che ho assaporato nel giocare e nel conquistare qualche bella vittoria. Lo faccio per alimentarmi il più a lungo possibile, anche se non posso farlo per sempre. Quindi, anche se a volte sono in difficoltà, mi aggrappo a quei momenti per andare oltre”.

E ai momenti felici Thanasi si è sicuramente aggrappato anche per superare un altro mostro, che per lungo tempo non gli ha dato tregua:

“La depressione ha rappresentato un problema reale, entravo nei bar e mi sentivo addosso l’ansia di dover uscire in tutta fretta. Diventavo nervoso, sentivo aumentare il battito cardiaco. Non c’erano pensieri positivi. Quando arrivavano, svanivano molto velocemente. Solo chi ci è passato può capire. Per quanto il dolore fisico sia grave, quello mentale è molto peggio”.

KOKKINAKIS E KYRGIOS, AMICI DI UNA VITA

Il rapporto tra Kokkinakis e Kyrgios è veramente speciale. Nel corso degli anni sono state tante le vicende che li hanno visti protagonisti in completa armonia: dalle serate insieme agli allenamenti, fino ad arrivare alle gag in conferenza stampa. Anche sui social spesso e volentieri mettono su qualche siparietto. Ad esempio, su Instagram si può trovare un post dove i due commentano il video di una vecchia conferenza stampa di un evidente alterato Gattuso (ai tempi allenatore dell’OFI Creta) che cercava di esprimersi in un miscuglio di lingua greca e italiana, mentre un traduttore, in netta difficoltà, tentava di seguirlo. Nick ha risposto al tag dell’amico così: “Sembriamo io e te”.

Non sono mancati, a dire il vero, anche i soliti eccessi di Kyrgios a scuotere la loro amicizia. In particolare un evento del 2015: l’australiano si rivolse a Stan Wawrinka, durante un momento di tensione del match, dicendogli palesemente che Kokkinakis si era portato a letto la sua fidanzata Donna Vekic.

Visibilmente imbarazzato il nativo di Adelaide dichiarò:

“Stavo vedendo la partita sul mio PC, ma non mi sono accorto subito che Nick avesse detto quella frase. Ha fatto un casino. Dormivo male, è stato difficile riprendersi, sono cose che non dovrebbero succedere. Però mi ha chiesto scusa”.

Tutto risolto. Si sa, Kyrgios è fatto così: sia ama e basta. E sembra che Kokkinakis lo sappia bene.

Sì, perché Nick ha certamente giocato un ruolo di fondamentale sostegno nei confronti di Thanasis. Standogli sempre vicino ed essendo testimone e primo tifoso della sua rinascita.

IL RITORNO IN CAMPO

Dopo quasi due anni di inattività, Thanasi si è rivisto in campo prima al torneo di preparazione di Melbourne e poi agli Australian Open. Qui, ha partecipato sia in doppio (proprio al fianco di Kyrgios) sia in singolare, tornando a vincere un match in uno Slam (contro il coreano Soonwoo Kwon). Un successo speciale che ha commentato in lacrime:

“Sono così felice: giocare con quell’energia ed essere in grado di vincere mi ha ripagato di tutto il lavoro svolto, di tanto dolore sopportato”.

Dopodiché, al secondo turno, si è reso protagonista di una grande spettacolo contro Stefanos Tsitsipas, al quale si è arreso solo al quinto set. A fine partita il greco numero 5 al mondo ha dichiarato:

“È un grande combattente e ha grande talento, un potenziale che deve sfruttare. Mi sono davvero divertito in questa battaglia con lui. È bello che sia tornato”.

Archiviati i complimenti e l’entusiasmo, è stata la volta di Acapulco, Miami e poi del Challenger di Spalato. Altri tornei dove ha mostrato una buona condizione e sprazzi di quel talento mai sbocciato del tutto. Attualmente, è impegnato nella seconda edizione della manifestazione croata. Chissà se la sua rivalsa non passi proprio per la vittoria di questo torneo.

L’AFORISMA E LA SPERANZA

“Anche i dolori sono, dopo lungo tempo, una gioia, per chi ricorda tutto ciò che ha passato e sopportato.” [Omero]

Per Kokkinakis si spera vivamente che sia così! Per il bene del tennis l’augurio è che il 2021 sia effettivamente l’anno della sua consacrazione.


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