L’inesorabile declino di Grigor Dimitrov, c’era una volta il “nuovo Federer”

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Madrid, 3 maggio 2021: Dimitrov si arrende, ancora una volta, al suo avversario. Nello specifico al sudafricano Lloyd Harris, che lo batte al tie-break del terzo set, al sesto match point, in seguito a una battaglia molto sofferta. Dopo Miami, per il bulgaro è la seconda eliminazione al primo turno in questa stagione. È l’inizio della fine? Probabilmente sì.

Gli ultimi risultati, infatti, parlano di un tennista che alla soglia dei trent’anni non riesce più a ritrovarsi. È chiaro che ogni valutazione è rapportata alle aspettative e alle potenzialità del giocatore: oggi Dimitrov è il numero 17 del mondo (ancora per poco), ma se pensiamo che quattro anni fa concluse la stagione in terza piazza, allora si capisce bene il perché di tanta delusione.

L’INIZIO…

Nel 2008 vinse Wimbledon e gli Us Open Juniores, diventando il numero uno al mondo della categoria. Poi, il grande salto tra i professionisti: 15 finali disputate, 8 titoli vinti. Storie d’amore a gogo, la più famosa e travagliata quella con una delle regine del tennis, Maria Sharapova. Soldi, sponsor, fama. Nel 2017 conquistò le Atp Finals dopo aver portato a casa i trofei di Brisbane e Sofia, e soprattutto il Masters 1000 di Cincinnati. Questi risultati gli valsero l’ingresso nell’olimpo del tennis. Sembrava non mancargli nulla.

…LA FINE

Ma, da quel momento in poi, calerà il buio. L’unico sussulto, nel 2018 a Rotterdam, sarà soffocato in finale proprio da quel Federer a cui si ispira. L’elvetico, con un doppio 6-2, gli ricorderà la differenza tra un Rolex e una pentola.

Quindi, Grigor da Haskovo, dopo tante soddisfazioni, comincerà ad essere afflitto da un cruccio, quello di restare un’opera incompiuta. E ciò peserà in maniera decisiva anche dal punto di vista psicologico. Nel 2019 il bulgaro avrà un crollo quasi totale: sprofonderà addirittura alla posizione numero 78 del ranking, salvo poi ‘aggiustare’ la stagione con due semifinali, risalendo quindi alla ventesima piazza. Ma, ancora, le gioie di un tempo non arriveranno più.

Dal successo al declino, dalla consacrazione alla sconsacrazione: è accaduto tutto così inesorabilmente. Qualcosa si è consumato fino a spezzarsi.

Già, perché in questa new age del tennis, contrassegnata dall’exploit delle next gen, il ‘nuovo Federer’ di geniale non ha quasi più nulla: la propulsione che lo spingeva all’inizio del suo percorso sembra essersi esaurita.

Grisha, dal 2018, non ha più raggiunto l’ultimo atto di un torneo. Qualche buona semifinale lo sta tenendo a galla in classifica, ma la convinzione con la quale gioca non è più la stessa. Lui non è più lo stesso. O, forse, con qualche anno di ritardo ci si sta rendendo conto che il paragone con la leggenda svizzera, oltre che un vero e proprio fardello sulle sue spalle, è stato anche un tantino esagerato (per usare un eufemismo).

Alla corona Dimitrov non c’è mai arrivato. E, ad oggi, lo si può dire con ragionevole certezza: non ci arriverà mai.

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