Flushing Sinner, perché potrebbero essere i suoi US Open

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Vuoi o non vuoi l’attenzione degli appassionati di tennis, italiani ma non solo, è sempre molto concentrata su Jannik Sinner. Il giovane altoatesino, fresco ventenne, suscita sempre molte emozioni e con essere molte osservazioni, più o meno pertinenti, più o meno competenti, sul suo gioco e sui suoi risultati.

E così, dopo una primissima fase della sua carriera in cui era tutto un incensare le doti tecniche e mentali del ragazzo di San Candido – capace di vincere due tornei a 19 anni e di mettere in difficoltà Rafa Nadal, il Dio della terra rossa, sul suo terreno di caccia preferito – un lieve calo di rendimento ha aperto il dibattito su quanto sia reale ed effettivo il suo status di “predestinato”.

Noi, per quel poco che possa contare, ci tiriamo fuori da questo can can. Sinner ha appena compiuto vent’anni, ha vinto tre tornei Atp in carriera, è attualmente numero 15 del mondo e senza ranking bloccato sarebbe anche più avanti. Nessun italiano nella storia ha fatto come lui alla sua età, nessun altro giocatore del mondo della sua età, in questo momento, ha i suoi numeri. Per quanto ci riguarda può essere sufficiente.

Soffermiamoci perciò sul particolare momento che sta vivendo Jannik. Dopo un inizio di stagione al top, infatti, è arrivato uno swing sulla terra ottimo ma non perfetto e soprattutto un mese da incubo sull’erba con le due eliminazioni al primo turno al Queen’s e a Wimbledon. Tralasciamo la parentesi Olimpiadi (o meglio, la non parentesi, gestita male da punto di vista comunicativo) per soffermarci sulla stagione americana sul cemento.

Il rientro ad Atlanta è stato un mezzo shock: la sconfitta contro il modesto australiano O’Connell è stata forse uno dei momenti più brutti della breve storia tennistica di Sinner. Ma proprio ad Atlanta è scattato qualcosa: il primo torneo di doppio vinto in carriera, in coppia con il gigante buono Reilly Opelka, ha ridato a Jannik fiducia e serenità.

E infatti, la settimana successiva, è arrivato il trionfo di Washington, primo italiano a vincere nella capitale statunitensi, ancora una volta il più giovane a vincere un Atp 500, il terzo torneo in carriera. Al Citi Open si rivede il “vecchio” Sinner: timing perfetto sulla palla, potenza e precisione nei colpi da fondo campo, ritmo martellante, risposte fulminanti e anche maggiore sicurezza al servizio, soprattutto con una seconda molto lavorata ed efficace (il gioco a rete è ancora un miraggio).

Quando basta per risvegliare gli entusiasmi. Ma, dicono gli scettici, si trattava di un Atp 500 in cui Sinner non ha dovuto sconfiggere grandi giocatori. In parte è vero, anche se non è colpa sua se le teste di serie che lo precedevano nel seeding sono state eliminate proprio da quei giocatori che poi lui ha sconfitto fino alla vittoria finale.

Gli stessi scettici che lo hanno subito inchiodato per la sconfitta al primo turno a Toronto contro l’australiano Duckworth e per quella al secondo turno contro John Isner a Cincinnati. E qui veniamo ai giorni nostri. Quella in terra canadese può essere tranquillamente archiviata come una sconfitta dovuta al fatto che si è giocato meno di quarantott’ore dopo la finale di Washington e quindi ci sta tutta.

Per quanto riguarda la partita persa contro “Long John”, il discorso è più complesso. Le qualità e la difficoltà di giocare contro Isner non la scopriamo certo oggi: parliamo di un giocatore con uno dei servizi migliori della storia del tennis, uno che ha una grande storia, grandi risultati alle spalle, esperienza da vendere che sta vivendo una seconda giovinezza tennistica. Nonostante questo, Jannik ha retto alla grande e giocato a tratti un grande tennis. Purtroppo gli episodi non l’hanno favorito, ma non si può dire assolutamente che abbia sfigurato, anzi.

Tutto questo per dire che il Sinner visto in Ohio può guardare all’imminente inizio degli US Open con grande fiducia. Certo, avrà bisogno di un sorteggio quanto meno non ostico, almeno all’inizio, ma la posizione nel ranking gli garantirà un buon seeding. La distanza sui cinque set, inoltre, potrebbe avvantaggiarlo in alcune partite (contro Isner, per esempio, avremmo scommesso sui di lui). E arriverà all’appuntamento newyorkese molto riposato (cosa che, per esempio, non successe a Melbourne, dove al primo turno contro Shapovalov pagò le fatiche della finale dell’Atp 250 vinto poche ore prima).

Insomma, in maniera molto laica e poco “da tifosi” (anche se, come ovvio, ci auguriamo sempre il meglio per i giocatori italiani) crediamo che per Jannik ci siano tutte le condizioni per disputare un grande torneo a Flushing Meadows. Incrociamo le dita.

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