Sinner vs Alcaraz: confronto, valutazione e prospettive

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Jannik Sinner e Carlos Alcaraz, secondo molti i protagonisti di una futura epica rivalità. A dividerli meno di due anni e nove posizioni nel ranking ATP. L’altoatesino, che il 16 agosto spegnerà 21 candeline, è attualmente numero dieci della classifica mondiale. Lo spagnolo, nato il 5 maggio 2003, lo tiene nel mirino dalla diciannovesima piazza.

Il Corriere della Sera ha intervistato Diego Nargiso, ex giocatore, oggi allenatore ed opinionista di Supertennis Tv, per fare un confronto colpo per colpo tra questi due giovanissimi campioni.

Sinner vs Alcaraz, il confronto

Foto Instagram Federtennis

Il dritto – Secondo il coach napoletano, ex n.67 della graduatoria Atp, su questo fondamentale è nettamente più forte l’iberico: “Tra Carlos e Jannik, per quanto riguarda questo colpo, c’è la differenza che corre tra un giocatore brevilineo con una esplosività importante e uno longilineo con leve lunghe e affilate. Il dritto di Jannik viene da una storia più complicata rispetto al dritto di Alcaraz, all’inizio era il fondamentale meno forte tra i due, un colpo che l’altoatesino ha molto migliorato negli ultimi tre anni. Oggi, soprattutto con il dritto in diagonale (meno in lungolinea) Jannik riesce a fare male all’avversario, nell’inside-out (dritto anomalo) colpisce ancora un po’ lontano e dal centro fa fatica a generare angoli. Il dritto di Carlos è esplosivo e imprevedibile, difficile da leggere, fa male da qualsiasi parte del campo lo tiri, sia incrociato che lungolinea. Insomma, nell’arsenale di armi di Alcaraz è un colpo risolutorio, spesso definitivo”.

Il rovescio – Per quanto riguarda tale colpo, invece, Nargiso vede l’altoatesino un pelo più avanti: “Il rovescio in diagonale di Jannik dimostra una sicurezza micidiale, da lì non lo sposti: ha appoggi sicuri, davvero in pochi riescono a scalfirlo sul lato sinistro. Il rovescio è un colpo devastante, con cui costruisce il gioco e induce all’errore l’avversario. Alcaraz? È un colpo che utilizza di meno, preferendo il dritto a sventaglio. È un colpo lineare, con cui riesce a tenere lo scambio e quando sceglie il lungolinea, è più un’arma di preparazione che risolutiva”.

Anche se l’ex giocatore ci ha tenuto a fare una precisazione sul rovescio in back: “Alcaraz ce l’ha già in dotazione, è un colpo acquisito; per Jannik, invece, è ancora in embrione. Non lo utilizza quasi mai, invece può essere utile: per cambiare ritmo al palleggio, abbassare la traiettoria della palla, costruire lo scambio. Jannik deve assolutamente dotarsene ma sono sicuro che con Vagnozzi ci starà lavorando”.

Il servizio – Sulla battuta Nargiso non ha dubbi: “Carlos è già pronto, adulto. Entrambi fanno viaggiare la palla sopra i 200 km all’ora però Carlos ha già tutti gli angoli del servizio acquisiti, dalla botta al centro allo slice con palla ad uscire. Nel momento importante, insomma, il servizio può toglierlo dai guai o regalargli punti. Jannik ha ondeggiato tra foot up e foot back, le due posizioni dei piedi alla partenza del movimento del servizio, assestandosi (per ora) sulla seconda. Con Piatti ha lavorato moltissimo su questo colpo fondamentale, però lo vedo ancora acerbo: lo slice da destra, per esempio, non curva abbastanza; quindi non fa male. Alcaraz usa meglio il polso, Sinner sul 40-40 deve imparare ad aprirsi il campo con un bel servizio tagliato e piazzato. Insomma, c’è da lavorare…”.

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Foto Atp Tour

La risposta – In questo caso, Nargiso ritiene che a entrambi i tennisti manchi ancora qualcosa per raggiungere il top. In via definitiva, però, incorona Sinner: “Alterna risposte da lontano e da più vicino, in certi momenti si è accorto che paga di più fare un passo indietro e far rimbalzare la palla. Nella risposta, però, lo vedo migliore di Alcaraz perché Jannik non ha nessun tipo di debolezza, né da destra né da sinistra. Lo spagnolo invece fa più fatica, soprattutto sul veloce: ha aperture più ampie, si deve allontanare un po’ di più». Migliorabili entrambi, insomma, ma qui Sinner parte un passo avanti”.

Il gioco di volo – In tanti affermano che sia la nota dolente del gioco di Sinner, e Nargiso conferma: “La fase di transizione in avanti, per Alcaraz è totalmente acquisita. Attraverso lo strumento della palla corta, Carlos cambia spesso la giocata, diventando imprevedibile. Attacca la rete bene, sa gestirla, mette a segno volée quasi perfette. Sinner? L’attacco con il dritto gli riesce bene, è bravo a trovare tutti gli angoli. Fatica invece ad attaccare con il rovescio in lungolinea e nei colpi al volo sta crescendo: la posizione a rete va migliorata, a volte Jannik lascia angoli troppo aperti, esponendosi al passante. E sulle volée basse o che richiedono maggiore sensibilità, deve ancora lavorare molto con Vagnozzi”.

Valutazione e prospettive – Infine, secondo Nargiso il fatto che lo spagnolo sia un tennista già formato pur essendo più giovane dell’azzurro non lo rende migliore di Jannik: “Sinner lo vedo potenzialmente più forte di Alcaraz, se riuscisse a completarsi diventerebbe devastante. Jannik ha più margini di Carlos, che è già un giocatore. Si ritroveranno insieme nei top 10, non c’è dubbio: se la loro rivalità diventasse un classico, farebbe bene al tennis. Sentendosi braccato da Alcaraz, Sinner ha accelerato il cambio di coach? Passare da Piatti a Vagnozzi non è stato un gesto né affrettato né impulsivo, dettato dal sentire il fiato sul collo dello spagnolo. Jannik è un riflessivo, la scelta è stata molto ponderata. Se poi si rivelerà anche vincente ce lo dirà il tempo. Lo dico per esperienza: un tennista cambia coach quando pensa che il rapporto con l’allenatore sia finito, quando non c’è più molto da dirsi, come con una moglie con cui non si va più d’accordo. L’intenzione è diventare più aggressivo, ci stava lavorando già con Piatti. Vagnozzi lavora per implementare il tennis di Jannik, per renderlo più ricco, completo, totale. Nella sua testa Sinner è convinto di diventare numero uno del mondo, e fa bene: i veri campioni pensano in grandissimo”.

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