Il tennis di Osaka, le lacrime di Serena. E quel “tabù 24” che resterà tale

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Naomi Osaka ha sconfitto ancora una volta Serena Williams. Una partita anche difficile da commentare, per quanto si è visto sul campo. La giapponese, infatti, ha vinto in due set (6-3, 6-4) giocando una partita senza particolari lampi, risparmiando energie in vista della finale, ma mettendo in mostra una superiorità disarmante nei confronti di colei che da molti è considerata la più grande tennista di tutti i tempi.

Il problema è che Serena, a questi livelli, sembra davvero non essere più competitiva. Verrebbe da chiedersi come abbia fatto ad arrivare sin qui. Intendiamoci, Williams ha fatto la storia, non solo di questo sport. Ma all’alba dei quarant’anni è sempre più evidente che le manchi l’indispensabile supporto fisico per competere con una tennista come Osaka, che di anni ne ha ancora 23 ed è nel pieno della freschezza della sua carriera ancora in divenire.

Il tennis di oggi è il tennis di Naomi Osaka, per Serena non c’è più spazio. E’ brutto, è triste, è duro da dire. Ma purtroppo è così.

L’americana che ha vinto tutto, non vince più uno Slam dal 2017. E quel record di Margaret Court Smith di 24 Major vinti, da anni una vera e propria ossessione per Williams, resterà quasi sicuramente imbattuto. Non che le siano mancate le occasioni, in questi anni (con la stessa Osaka, con Kerber, con Halep, con Andreescu). Ma Serena – da quegli Australian Open di quattro anni fa – le occasioni non è mai riuscite a concretizzarle. Succede, è lo sport.

Forse è per questo che ha lasciato oggi a Melbourne la conferenza stampa in lacrime. Forse oggi ha davvero capito che è finita. Il suo viaggio straordinario, la sua impresa epica, la sua scalata impossibile è ormai arrivata all’epilogo. Ora dovrà solo decidere come e quando. Finché è durato è stato bellissimo.

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