Stomaco chiuso, adrenalina e capogiri: Berrettini racconta la sua finale di Wimbledon

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Tra pochi giorni Matteo Berrettini sarà impegnato alle ATP Finals di Torino, torneo che assegnerà il titolo di Maestro tra gli otto migliori tennisti del mondo. Ma il 2021 del venticinquenne romano è stato contrassegnato da numerose altre soddisfazioni, una di queste è sicuramente la finale giocata contro Novak Djokovic sul prato verde di Wimbledon.

Il numero uno nostrano ha ripercorso proprio i momenti precedenti all’atto finale dello Slam londinese. E lo ha fatto in compagnia della stella juventina Paulo Dybala in una web visibile sul sito ufficiale dell’ATP.

Berrettini e la finale di Wimbledon

L’11 luglio scorso, poco dopo aver trionfato al Queen’s, Matteo Berrettini ha disputato la prima finale a livello Slam della sua carriera. Una soddisfazione enorme per l’Italia, visto che nessun azzurro era mai stato capace di spingersi così in fondo sull’erba dell’All England Tennis Club di Londra. Una gioia anche e soprattutto per lo stesso Matteo, che sempre aveva sognato di trovarsi protagonista in un match del genere. Gli attimi precedenti alla partita, tuttavia, sono stati carichi di tensione per il giocatore romano che, chiacchierando con l’attaccante della Juventus Paulo Dybala, ha ammesso:

“Avevo dei nodi allo stomaco. Ho provato a costringermi a mangiare ma non entrava niente, quindi è stato difficile da affrontare. Come sai, gli Slam sono al meglio dei cinque set, non è stato esattamente facile contro Djokovic. Ricordo che ero negli spogliatoi solo con Novak, e pensavo che lui aveva già giocato di più di 30 finali del Grande Slam, quindi era decisamente più abituato di me. Lui era lì a rilassarsi con la musica nelle sue cuffie e io ero lì come, ‘Non posso nemmeno mangiare un po’ riso. Come dovrei giocare?’… Ricordo che mi sudavano le mani, non riuscivo a mangiare e quando parlavo con la mia squadra mi girava la testa”.

Nelle fasi iniziali della partita, l’azzurro ha mostrato segni di nervosismo facendosi breakkare nel quarto game. Ma successivamente ha reagito recuperando lo svantaggio e riuscendo a vincere il primo set al tiebreak. Un colpo di reni che Matteo ha provato a spiegare così:

“Ti scatta qualcosa dentro, 20, 30 minuti prima della partita, quando inizi il riscaldamento. Senti quella scarica di adrenalina, la voglia di vincere, e ti sembra di poter battere chiunque. Dici “Sono qui perché me lo merito”… A volte vinci, a volte perdi. È stata un’esperienza incredibile in campo, spero di fare altre esperienze simili in futuro”.

Già, poco importa se poi alla fine il titolo è andato alla leggenda serba. Nel tennis, come in tutti gli sport, si vince e si perde ma il giorno dopo è sempre quello buono ricominciare. L’importante è esserci sempre e provarci ancora. E a noi sembra proprio che Matteo Berrettini non sia uno che si arrenda facilmente.

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