Mouratoglou contro Vagnozzi: Sinner non va snaturato. E Laura Golarsa lo gela

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Patrick Mouratoglou è intervenuto sul cambio di allenatore da parte di Jannik Sinner e ha attaccato Simone Vganozzi. Secondo il super coach, infatti, il gioco dell’altoatesino non deve essere snaturato.

L’attacco di Mouratoglou a Vagnozzi

Jannik Sinner e Riccardo Piatti hanno deciso di interrompere il proprio rapporto professionale nelle ultime settimane. Dopo nomi di grande prestigio, Sinner ha deciso di continuare il proprio lavoro al fianco di Simone Vagnozzi, ex coach di Marco Cecchinato (fra gli altri). L’azzurro ha subito parlato bene del giovane altoatesino, promuovendo un differente approccio alle partite, più tattico e con diversi piani di gioco.

Il super coach Patrick Mouratoglou, dal canto suo, ha attaccato Vagnozzi, evidenziando il fatto che non si debba snaturare il gioco di Sinner.

Sinner? Il suo stile di gioco è paragonabile a quello di Andre Agassi. L’americano sapeva eseguire molto bene il suo piano tattico da fondo e da grande colpitore raccoglieva i suoi punti. Sinner non è così diverso, per cui io credo che lui debba sviluppare maggiormente i suoi punti di forza, piuttosto che eseguire un gioco non suo”.

La risposta di Laura Golarsa

Sulla questione è intervenuta anche l’ex numero 39 del mondo, Laura Golarsa, con un post apparso sulla sua pagina Facebook che vi riportiamo integralmente.

Purtroppo, il mondo dello sport è fatto di guru che hanno intrecciato il percorso con grandi giocatori prendendosi la loro parte di gloria.

La verità è che pochi sanno formare giocatori e davvero sanno cosa fare come coach, lo dico da giocatrice e dopo 20 anni che giro come coach posso dire che ne ho visti pochi di Coach davvero competenti.

La fortuna di Sinner è l’ambizione a diventare numero 1 e la testa per pensare a cosa gli serve per raggiungere l’obiettivo.

Tutti hanno fretta e pensano che si diventi così per caso, vi ricordate Nadal prima maniera? Rovescio e volée inesistenti, ha vinto Melbourne andando a rete!

Così Wilander negli anni ’80 divenne numero uno con il back di rovescio, attaccando Lendl allo Us Open che lo videro celebrare la prima posizione al mondo.

Sinner è ancora in fase di formazione, è giovanissimo, non si nasce solo con il diritto e il rovescio, un bravo coach ti sviluppa tutto il gioco in età dì formazione se sa cosa deve raggiungere.

Alcaraz è molto più avanti dì Jannik dal punto di vista della completezza.

Sì, Sinner talento pazzesco, avrebbe dovuto lavorare prima e meglio su questi aspetti, ma diciamolo nessuno si è preoccupato di lui fino al challenger di Bergamo! E poi tutti sul carretto…. Per fortuna la sua motivazione e la sua testa, il vero colpo in più, l’hanno portato a voler migliorare con il lavoro quei particolari che faranno la differenza, gli hanno dato il coraggio di uscire da una zona di comfort perché ha capito che gli serviva altro.

Lo sport è un lavoro e come tale va affrontato, ci vuole ormai uno studio di tutto ciò che serve, non basta la panchina del volemoce bene.

Federer prima maniera giocava solo rovescio in back, sarebbe finito con l’arrivo di Nadal negli anni 2000.

Per fortuna Sinner sa cosa deve affinare per avere quella soluzione più verticale che gli serve quando i primi dieci lo rimettono sempre nello scambio e lui fatica a sfondare; non a caso indoor ha meno problemi, ma all’aperto le varianti sono maggiori.

Buon lavoro Jannik, la strada è ancora lunga e il lavoro da fare tantissimo per chi lo vede”.

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