A tu per tu con Gianmarco Ferrari, il “figlio” tennistico di Diego Nargiso

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Un buon esordio nei Challenger, una bella sconfitta nelle qualificazioni degli Internazionali. Poi il primo sigillo ITF, conquistato domenica scorsa ad Antalya, dove a marzo si era arreso in finale. Il 2022 di Gianmarco Ferrari si sta facendo davvero interessante. Il toscano è uno dei tanti giovanissimi giocatori azzurri che pian piano si sta affacciando al tennis che conta, e lo sta facendo sotto l’attenta supervisione di Diego Nargiso, suo coach e grande motivatore.

Ancora con l’animo in festa, il classe 2000 nativo di Prato è intervenuto ai nostri microfoni per una lunga chiacchierata in cui ci ha parlato dei suoi recenti risultati, dei suoi propositi per il futuro e di molto altro. Vi auguriamo una buona lettura.

A tu per tu con Gianmarco Ferrari

gianmarco ferrari

Foto Instagram Ferrari

Ciao Francesco, come stai?

“Bene bene, grazie!”.

Sei contento per la vittoria del tuo primo titolo ITF?

“Sì sono molto soddisfatto”.

Permettici una battuta: non è stata una bella domenica per la Ferrari, ci ha pensato tu a portare in alto questo glorioso nome…

“Eh infatti (ride, ndr). Ho visto la gara, cosa hanno sbagliato! Assurdo. A Monaco partire primo e arrivare quarto è impossibile anche guidando una bicicletta”.

Quindi segui la Formula 1. E il calcio?

“Si, seguo abbastanza la F1. Mi piace tanto Leclerc come pilota. Per quanto riguarda il calcio, essendo di Prato, sono tifoso della Fiorentina”.

Torniamo al tennis. Che sensazione ti hanno trasmesso queste ultime settimane?

“A Roma ho giocato molto bene, ho fatto una buona partita di qualificazione. Dopodiché, non ho espresso il mio miglior tennis. Nell’ultima trasferta in Turchia le condizioni non erano facili. Dagli Internazionali, dove tutto è perfetto, sono passato ad Antalya, dove tante cose perfette non lo sono, penso ad esempio alle palline e ai campi. Ciononostante, sono stato molto bravo ad essere solido. Il ragazzo che ho affrontato in semifinale (Carou, ndr) è un gran combattente e, quando ho perso un secondo set molto lottato, ho quasi pensato di non potercela fare. E invece, sono stato più bravo di lui, giocando meglio nei momenti cruciali. Sono molto contento di ciò. Poi, pensando alla finale, sono felice di essermi sbloccato dopo due occasioni mancate”.

Da Antalya ad Antalya: cosa è cambiato?

“Nella prima finale disputata ad Antalya, ho vinto il primo set giocando il mio tennis alla meglio. Nei due set successivi mi sono un po’ tirato indietro, snaturando il mio gioco e dando l’opportunità all’avversario di essere più propositivo. A quel punto, non sono più riuscito a rientrare nel match, visto che lui ha preso molta fiducia. Domenica, invece, ho vinto il primo set e ho continuato a seguire il mio gioco, facendo tesoro dell’esperienza precedente. Nel secondo parziale, anche se ho subito un break all’inizio, alla lunga sono riuscito ad avere la meglio. Dalla quella sconfitta di cui abbiamo parlato ho imparato tante cose”.

C’erano state buone sensazioni già al Challenger di Forlì. Preferisci cemento o terra?

“Devo dire che il cemento non è mai stata la mia superficie ideale. Non l’ho mai sentita troppo parte del mio gioco e ho fatto un po’ fatica ad adattarmi. Diego (Nargiso, ndr), però, mi ha sempre detto che potevo fare bene sul cemento, e quest’anno infatti l’ho dimostrato. Diciamo che mi posso adattare bene sia sul cemento che sulla terra. Quest’ultima, però, rimane la superficie che prediligo”.

Qual è il tuo rapporto con Diego Nargiso?

“Ormai collaboro con Diego da sei anni, per me è come un padre. Si è creato un rapporto molto bello. Nel periodo che ho cominciato ad allenarmi da lui mi diceva tante cose, che potevo diventare bravo. Ma io non ci credevo fino in fondo. Lui mi ha sempre spinto e spronato a fare bene, io l’ho sempre seguito alla lettera in tutto e per tutto. E alla fine sta avendo ragione. Non posso far altro che ringraziarlo”.

Tecnicamente cosa ti ha dato?

“Sono migliorato sotto diversi aspetti. Soprattutto servizio e dritto. Il dritto l’abbiamo reso un colpo con il quale posso far male, ma anche mantenere: è diventato un’arma in più per il mio stile di gioco. Il rovescio, invece, l’ho sempre sentito un colpo naturale, ma ora lo abbiamo trasformato rendendolo un po’ più solido”.

Ci dai un parere su Draper e Rune?

“Draper a Forlì mi ha fatto un’impressione incredibile. Grande servizio, è davvero difficile rispondergli sul cemento indoor. È un ragazzo che può entrare tranquillamente tra i primi cento, facendo una bella carriera. Poi è mancino come me. Ricordo che, dopo la partita, io e Diego abbiamo analizzato il tutto e preso tanti spunti da lui, perché abbiamo un gioco abbastanza simile. Quindi, anche se ho perso, è stato un confronto interessante. Rune è un giocatore fortissimo. Credo che dopo Alcaraz sia il giovane più forte. Sicuramente avrà una carriera incredibile, arriverà tra i primi dieci. Il suo preparatore è stato anche il mio preparatore, vi posso assicurare che è seguito molto bene”.

Quali saranno i tuoi prossimi impegni?

“Vorremmo fare un paio di Challenger, per alzare un pochino il livello e vedere dove riesco a spingermi. Tenteremo di rientrare nei tornei di Parma e Milano, ma non c’è ancora nulla di certo. In ogni caso, quest’anno ho giocato quasi cinquanta partite, non vogliamo fare un passo troppo lungo per evitare spiacevoli imprevisti”.

Quali sono i tuoi obiettivi tecnici e di ranking per il 2022?

“Di ranking non ne ho. Non mi pongo limiti dal momento che a inizio anno non pensavo che sarei arrivato così avanti. Spero, piuttosto, di poter arrivare ad ottanta partite giocate, magari il miglioramento della classifica verrà di conseguenza. Mentre a livello tecnico vorrei migliorare il servizio e diventare più propositivo, spingendomi più frequentemente a rete. Ci stiamo lavorando tanto e qualche riscontro positivo l’abbiamo già avuto”.

A cura di GIUSEPPE CANETTI

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