lunedì, giugno 1

C’è un problema bello grosso tra il Roland Garros e il tennis mondiale

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Che pasticcio! Il caos creato dall’emergenza sanitaria legata alla pandemia da coronavirus sta non ha risparmiato i vertici del tennis mondiale, anzi. A finire nell’occhio del ciclone, in queste ultime ore, è il board del Roland Garros e tutte la federazione francese per la decisione unilaterale – che ha anticipato quella di Atp e Wta – di rinviare al mese d’autunno lo Slam parigino.

Dal 20 settembre al 4 ottobre: ecco le date individuate da Bernard Giudicelli, presidente della FFT, e Guy Forget, direttore del Roland Garros, per far disputare il principale torneo sulla terra rossa. Una settimana dopo la fine degli Us Open, in contemporanea con almeno altri cinque tornei minori e, soprattutto, con la Laver Cup in programma a Boston dal 25 al 27 settembre.

Ciò che ha colpito, inoltre, è la tempistica di questo annuncio, che è arrivato appena poche ore prima la decisione congiunta di Atp e Wta di far sostanzialmente saltare lo swing sulla terra rossa, aggiungendo altre sei settimane di stop alle sei già decretate qualche giorno fa. Addio quindi – oltre ai sette tornei già saltati – alle edizioni 2020 dei Masters 1000 di Madrid e Roma, agli Atp 250 di Monaco, Estoril, Ginevra e Lione, agli eventi Wta di Rabat e Strasburgo. Appuntamento al 7 giugno, con l’inizio dello swing sull’erba.

E il Roland Garros? Beh, il Roland Garros ha fatto arrabbiare tutti. Lo dicono in pochi (apprezzabile la sincerità con cui Vasek Pospisil ha dato degli “arroganti agli organizzatori) ma lo pensano in tanti. Il messaggio che Parigi ha fatto filtrare è che si pone su una sorta di piedistallo rispetto al movimento tennistico mondiale, prendendo decisioni unilaterali che creano non pochi problemi a tutti gli altri.

Come se ne esce? La Laver Cup (di cui Roger Federer è mentore e organizzatore) ha già fatto sapere che non ha alcuna intenzione di cambiare le date. Un segnale preciso, in cui, inutile nascondersi, lo svizzero prende una posizione precisa. E Nadal? Gli organizzatori dicono di aver consultato Rafa prima della decisione e di aver avuto il suo appoggio. Sarà vero? E, soprattutto, lo spagnolo è d’accordo con l’idea di giocare (per provare a vincere per la 13esima volta) un torneo potenzialmente meno competitivo del solito?

Già, perché la sensazione è che possa scattare a breve una sorta di boicottaggio concordato nei confronti del Roland Garros 2020, che si troverebbe a fare i conti con diversi forfait eccellenti se la rottura non dovesse ricomporsi. E’ per questo che pensiamo che questa telenovela sia solo all’inizio e che il braccio di ferro sia destinato a evolversi e ad arricchirsi di nuovi colpi di scena.

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