Da Rio Cuarto a Napoli, nel nome di Maradona. Franco Agamenone pronto a stupire

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Domenica scorsa Franco Agamenone, italo-argentino classe 1993, ha trionfato al Challenger di Kiev battendo in finale Sebastian Baez. Si tratta dell’ennesima grande soddisfazione per il tennista di Rio Cuarto in questo 2021, anno che lo ha visto mettere in bacheca altri sei titoli (1 Challenger e 5 ITF). Risultati che gli sono valsi la posizione numero 230 del ranking Atp, un traguardo insperato fino a qualche tempo fa. Di questo e di tanto altro ancora Franco ne ha parlato in esclusiva ai nostri microfoni. Di seguito l’intervista.

Ciao Franco come stai? Ti sei riposato dopo Kiev?

“Sto bene grazie, mi sono riposato abbastanza. Ho anche ripreso gli allenamenti”.

Partiamo dal passato. Cosa ti ha spinto ad approdare in Italia?

“L’anno scorso, parlando con la mia ragazza, ho deciso di trasferirmi in Italia per una questione economica. Ma anche perché visto che trascorro in Europa più o meno cinque mesi all’anno, abbiamo scelto verso luglio di trasferirci a Lecce. Ho iniziato a giocare la Serie A 2 al circolo e in quel momento ho chiesto al mio allenatore Andrea (Trono, ndr) di iniziare a seguirmi. Dopo tre settimane di prova, in cui mi son trovato molto bene, abbiamo concordato di continuare assieme. Quindi ho completato il trasloco in puglia verso dicembre. Sono contento, uno dei miei bisnonni era italiano. Per questo motivo ho il passaporto azzurro”.

In estate l’Argentina ha vinto la Copa America e l’Italia gli Europei. Per cosa hai esultato di più?

“Per la Copa America, è ovvio. Io praticamente sono argentino, ho passato lì una vita sana. Tifo per il River Plate, ad esempio. Mi sento assolutamente più argentino, ma l’Italia mi piace comunque tantissimo, l’ho conosciuta più o meno sei anni fa e me ne sono innamorato”.

Vogliamo parlare un po’ di questo 2021? È un anno magico!

“Sono contentissimo di questo 2021 perché sono migliorato tantissimo. Devo ringraziare il mio team, l’allenatore, il nutrizionista e il preparatore atletico. Anche per merito loro ho fatto il salto di qualità”.

Che ci racconti del trionfo a Kiev di qualche giorno fa?

“La finale è stata una partita difficilissima, visto che ho sfidato Sebastian Baez, argentino attestatosi a ridosso della top 150. Quest’anno ha vinto tante partite ed anche un paio di Challenger. Dunque era un avversario da prendere con le molle. Io ho giocato bene all’inizio e sono migliorato ulteriormente sul 5-1 nel primo set, quando ho capito che potevo davvero portare a casa la vittoria. A poco a poco ho realizzato che lui non era superiore a me. E così ho vinto il trofeo”.

Cosa credi che sia scattato in te dopo anni difficili?

“Innanzitutto, nel 2018 ho iniziato a lavorare con una psicoanalista in Argentina, perché stavo attraversando un bruttissimo momento della mia carriera. Stavo malissimo con me stesso, non riuscivo a giocare in singolare e se lo facevo perdevo. Dunque giocavo soli i doppi. La mia mente non ce la faceva. Poi, nel 2019, c’è stato l’episodio del doping, sono stato squalificato per via dei contenitori contaminati in un laboratorio in Argentina. È stato un altro duro colpo. Però, dopo essere stato fuori circa dieci mesi, poco a poco ho visto nuovamente la luce. Sono tornato con più forza di prima nel 2020. Ho cominciato a giocare già meglio. Fortunatamente, nonostante la pandemia, non si è spezzato l’incantesimo. Anzi, trasferendomi in Italia ho spiccato il volo”.

Che avresti fatto se le cose non fossero andate nel verso giusto?

“Mi sarebbe piaciuto fare l’allenatore di tennis. Ma per fortuna le cose sono andate diversamente”.

Quali sono i tuoi prossimi impegni?

“Mi alleno questa settimana ed anche la prossima, poi parto per il Challenger in Romania. Successivamente sarò a Napoli per altri due Challenger”.

Un argentino a Napoli…

“Sono molto contento di andare a giocare nella città partenopea, mi piace tanto, è molto argentina”.

Punterai alla vittoria?

“Vincere a Napoli sarebbe incredibile. Farò il possibile”.

Esultanza con la maglia di Maradona in caso di trionfo?

“Ci potrebbe stare, certo (ride, ndr)”.

Obiettivi per fine 2021 e inizio 2022. Non possiamo non parlare di Slam…

“Sono già molto vicino alle qualificazioni per gli Australian Open, il mio obiettivo principale. Mi aspetto di finire l’anno scalando ancora qualche posizione della classifica, entrando così nella top-200. Magari, come dicevamo, riesco a vincere ancora qualche Challenger”.

Qualche giovane promessa a livello ITF e Challenger?

“Su tutti dico Holger Rune. Il danese in questo 2021 sta facendo cose pazzesche! Ha vinto nei Futures, nei Challenger, ha finanche strappato un set a Djokovic agli US Open”.

Pucinelli e Darderi?

“Il primo è un brasiliano classe 2001, il secondo un italo-argentino come me, classe 2002. Penso che entrambi siano giocatori già molto forti, due talenti”.

Un parare sulla sconfitta di Djokovic agli US Open?

“Aveva tanta pressione su di lui. Io credo che, una volta metabolizzata la delusione, il prossimo anno vincerà tutti gli Slam. Non avrà problema a superare la sconfitta”.

Federer e Nadal?

“Lo svizzero per me è il giocatore più grande della storia, per come gioca e per quello che trasmette. Nadal è un altro grandissimo. Però Roger è il mio idolo!”.

Alla fine chi vincerà più Slam tra i Big Three?

“Dico Djokovic, che secondo me è ancora in tempo per mettere a segno ogni tipo di record”.

a cura di Giuseppe Canetti

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