Passaporto danese e cuore latino, a tu per tu con Holger Rune. “Tra dieci anni? Numero uno del mondo”

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Carico, solare, positivo, spavaldo quanto basta, forse anche un po’ di più. All’ombra del fenomeno Carlos Alcaraz, c’è un altro ragazzo nato nel 2003 che sta bruciando le tappe e sta facendo parlare molto (e molto bene) di sé. Si chiama Holger Vitus Nødskov Rune, passaporto danese e cuore latino, innamorato del tennis e con una passione viscerale per la terra rossa e per il nostro Paese.

Lo scandinavo, fresco della vittoria all’Atp 250 di Monaco, dove tra gli altri ha “asfaltato” Alexander Zverev, è a Roma, dove è alle prese con le qualificazioni per gli Internazionali d’Italia. Ha accettato di fare una chiacchierata con noi di Tennis Fever, per fare un punto sulla sua stagione, sul suo percorso di crescita, sugli obiettivi raggiunti e quelli che gli può riservare un futuro che si preannuncia radioso. D’altronde parliamo di uno che a diciannove anni appena compiuti è già numero 45 del mondo ed è in continua e costante ascesa.

A tu per tu con Holger Rune

Foto Twitter ATP Tour

Holger, cominciamo dall’Italia, qual è la tua relazione con il nostro Paese?

“Ho un grande feeling con l’Italia. Ho vinto il mio primo Challenger qui, a Biella. E poi a Verona, a Bergamo, a San Marino e proprio quest’anno a Sanremo. La passione per lo sport che c’è qui è speciale. E siccome io sono molto appassionato del mio tennis, giocare in Italia per me è sempre speciale. È l’amore per lo sport. Io e l’Italia siamo simili, non abbiamo paura di mostrare le nostre emozioni. Mi piace molto questa cosa”.

Pochi giorni fa hai vinto il tuo primo titolo Atp, a Monaco di Baviera. A proposito di emozioni, com’è stato?

“Il mio obiettivo quest’anno era vincere un titolo Atp 250 entro la fine della stagione. Il fatto di averlo già raggiunto è fantastico. C’era una grande atmosfera al torneo e le gente è stata fantastica con me, mi hanno fatto sentire speciale. Mi sono sentito bene e sono stato davvero felice di vincere”.

Quello tra la terra rossa e i tennisti scandinavi sembra essere un amore che cresce giorno dopo giorno…

“Sì, è molto divertente. In Danimarca ci si allena prevalentemente sul duro, a causa del clima, ma il tennis sulla terra è davvero un gioco diverso. Gli scambi sono più lunghi, bisogna pensare di più, devi essere intelligente, mi piace. Sul duro gli scambi sono più veloci e spesso vince chi ha il servizio più pesante. Ma resta una grande superficie. In realtà mi piace molto la sfida di cambiare superfici diverse volte all’anno. Non ci sono molti sport che te lo consentono. Il mio obiettivo è diventare forte su ogni superficie”.

Il tuo percorso di crescita è vertiginoso. Ti aspettavi di essere già così avanti? Cosa ti aspetti dai prossimi tornei?

“Provo a non crearmi eccessive aspettative, almeno nel day by day. Non si sa mai cosa può succedere nel turno precedente, nel giorno precedente la partita: pioggia, vento, ci sono tantissime variabili che possono condizionare una singola prestazione. Cerco solo di restare concentrato sul mio gioco e su come posso migliorare in un singolo torneo. Con il mio coach vogliamo migliorare in termini di sviluppo del gioco, non solo in termini di classifica o di risultato, e ci alleniamo ogni giorno per questo. Poi è chiaro, sono molto competitivo e voglio vincere ogni volta che entro in campo”.

Intanto, da lunedì supererai in classifica il tuo idolo, Roger Federer. Una bella emozione. 

“Sì, purtroppo abbiamo avuto la sfortuna di non vedere Federer in campo ormai da diverso tempo, per cui è diventato impossibile per lui difendere il suo ranking. Da una parte speriamo tutti che torni in campo, dall’altra i ricordi del suo tennis al top sono talmente belli che abbiamo paura possano essere rovinati. Se chiedi a me, credo che il suo tennis sia uno dei migliori mai giocati. Sinuoso, elegante, divertente da guardare. Credo che non vedremo mai qui un tennis al livello di Federer. Vediamo cosa succederà nei prossimi mesi”.

Per quanto tempo secondo te sentiremo ancora parlare dei Big3 ai vertici del tennis mondiale?

“Credo che giovani della nuova generazione siano molto forti. E ci ispiriamo a vicenda. E nonostante i Big3 siano dei giocatori incredibili, ad un certo punto subentreremo noi. Non succede in una notte, ma giorno dopo giorno, passo dopo passo, loro diventeranno sempre più anziani e noi sempre più forti e maturi. In tutti gli sport funziona così, nel tempo che ci vuole”.

A proposito di giovani molto forti, cosa ne pensi dei paragoni e della possibile rivalità con Carlos Alcaraz?

“Da giovane Nadal era molto più forte di Federer. Rafa ha vinto il suo primo torneo Slam a 18 anni, Federer a 21 anni. Abbiamo visto che sono diventati entrambi due leggende. Tutti abbiamo uno sviluppo diverso. Io sono scandinavo, usciamo più tardi dalla pubertà rispetto ai ragazzi dell’Europa del Sud. Probabilmente è successo lo stesso a Federer quando era giovane. Tra dieci anni nessuno farà più questi paragoni tra noi, quindi non ci sto molto attento”.

Conosci i giovani tennisti italiani? Che rapporto hai con loro?

“Da quando ero under 12 ho giocato i campionati europei con Tennis Europe insieme a giocatori come Nardi, Flavio (Cobolli, ndr) e Musetti. Ci conosciamo bene a vicenda ed è sempre un piacere quando ci vediamo ai tornei. La maggior parte dei giocatori italiani ha grande passione, ama quello che fa e ha anche un gran senso dell’umorismo. Mi piace molto”.

Holger, siamo quasi in chiusura. Quali sono i tuoi obiettivi e le tue ambizioni per il 2022?

“Il mio obiettivo, quest’anno, era vincere un torneo Atp 250. Mi è già riuscito, quindi il nuovo obiettivo è vincere un Atp 500. A livello di ranking spero di entrare tra i primi 25 della classifica mondiale”.

Dove ti vedi tra dieci anni?

“Numero uno del mondo. E con diversi titoli Slam in bacheca”.

A cura di GIUSEPPE CANETTI e STEFANO CAGELLI

©RIPRODUZIONE RISERVATA PREVIA CITAZIONE DELLA FONTE

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